CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 3 Piano del consumatore

Art. 12-ter

Effetti dell'omologazione del piano del consumatore (2,Covid)
TESTO A FRONTE

1. Dalla data dell'omologazione del piano i creditori con causa o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali. Ad iniziativa dei medesimi creditori non possono essere iniziate o proseguite azioni cautelari ne' acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di piano.

2. Il piano omologato e' obbligatorio per tutti i creditori anteriori al momento in cui e' stata eseguita la pubblicita' di cui all'articolo 12-bis, comma 3. I creditori con causa o titolo posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.

3. L'omologazione del piano non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso.

4. Gli effetti di cui al comma 1 vengono meno in caso di mancato pagamento dei titolari di crediti impignorabili, nonche' dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo. L'accertamento del mancato pagamento di tali crediti e' chiesto al tribunale e si applica l'articolo 12, comma 4.



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(1) Articolo introdotto dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.
(2,Covid) Si riporta l’art. 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 come modificato dalla legge di conversione 5 giugno 2020, n. 40.
Art. 9 – (Disposizioni in materia di concordato preventivo e di accordi di ristrutturazione)
1. I termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020 sono prorogati di sei mesi.
2. Nei procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione pendenti alla data del 23 febbraio 2020 il debitore può presentare, sino all'udienza fissata per l'omologazione, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta di concordato ai sensi dell'articolo 161 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 o di un nuovo accordo di ristrutturazione ai sensi dell'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il Tribunale assegna il termine e non è prorogabile. L'istanza è inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di concordato preventivo nel corso del quale è già stata tenuta l'adunanza dei creditori ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 177 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
3. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell'accordo di ristrutturazione deposita sino all'udienza fissata per l'omologazione una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresì la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Nel procedimento per omologazione del concordato preventivo il Tribunale acquisisce il parere del Commissario giudiziale. Il Tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 180 o 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, procede all'omologazione, dando espressamente atto delle nuove scadenze.
4. Il debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 161, comma sesto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, che sia già stato prorogato dal Tribunale, può, prima della scadenza, presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga sino a novanta giorni, anche nei casi in cui è stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento. L'istanza indica gli elementi che rendono necessaria la concessione della proroga con specifico riferimento ai fatti sopravvenuti per effetto dell'emergenza epidemiologica COVID-19. Il Tribunale, acquisito il parere del Commissario giudiziale se nominato, concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basi su concreti e giustificati motivi. Si applica l'articolo 161, commi settimo e ottavo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. L'istanza di cui al comma 4 può essere presentata dal debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 182-bis, comma settimo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il Tribunale provvede in camera di consiglio omessi gli adempimenti previsti dall'articolo 182-bis, comma settimo, primo periodo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basa su concreti e giustificati motivi e che continuano a sussistere i presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui all'articolo 182-bis, primo comma del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5-bis. Il debitore che, entro la data del 31 dicembre 2021, ha ottenuto la concessione dei termini di cui all'articolo 161, sesto comma, o all'articolo 182-bis, settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, può, entro i suddetti termini, depositare un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di avere predisposto un piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 , terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, e depositando la documentazione relativa alla pubblicazione medesima. Il tribunale, verificate la completezza e la regolarità della documentazione, dichiara l’improcedibilità del ricorso presentato ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, o dell'articolo 182-bis, settimo comma, del citato regio decreto n. 267 del 1942.
5-ter. Le disposizioni dell'articolo 161, decimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non si applicano ai ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942 depositati entro il 31 dicembre 2020.

GIURISPRUDENZA

Onere probatorio della meritevolezza del consumatore – Riparto della prova – Fatto costitutivo formulato in termini negativi da provare tramite dimostrazione del fatto positivo contrario – Inammissibilità della probatio diabolica – Principio del più probabile che non o principio probabilistico

Creditori parti della procedura di piano del consumatore – Accertamento endo-procedurale dei crediti ed effetti del giudicato ivi formatosi – Iniziative giudiziarie ordinarie dei creditori esclusi – Effetti sul prosieguo della procedura dell’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria

Creditori estranei alla procedura – Grado di imputabilità al sovra-indebitato dell'estromissione di creditori legittimati a partecipare alla procedura – Effetti sul prosieguo della procedura – Revoca ed eventuale riproposizione di altra procedura, od esecuzione di piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale

Variazioni soggettive nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione – Rilevanza della cessione del credito sul prosieguo della procedura – Legittimazione alla partecipazione alla procedura – Individuazione del soggetto nei cui confronti deve essere eseguito il pagamento previsto dal piano del consumatore

Principio della par condicio creditorum – Inammissibilità di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito del ricorso – Rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avverso il medesimo sovra-indebitato – Modalità di calcolo dell’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano
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In base al principio negativa non sunt probanda la Legge, pure prevedendo a livello sostanziale un fatto costitutivo del diritto del consumatore all’omologazione del piano formulato in termini negativi (inesistenza di requisiti di immeritevolezza del consumatore), pone a livello processuale a carico del consumatore un onere probatorio del medesimo fatto costitutivo da interpretarsi in termini positivi cioè tramite dimostrazione del fatto positivo contrario incompatibile con l’esistenza del fatto negativo indicato dalla norma (dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di meritevolezza del consumatore ovvero di avere gestito diligentemente il proprio patrimonio sino alla data del deposito della proposta di piano del consumatore).

La dimostrazione della diligenza del consumatore richiede la verifica del rapporto tra l’attivo liquido o comunque liquidabile disponibile in capo al consumatore (tenuto conto anche delle entrate future), da un lato, l’importo ed i termini di pagamento delle obbligazioni assunte, dall’altro lato.
La verifica del rapporto tra attivo disponibile e obbligazioni assunte deve svolgersi secondo i canoni che presiedono l’accertamento probatorio nell’ordinamento processuale civile, ovvero l’inammissibilità della probatio diabolica ed il principio del più probabile che non o principio probabilistico.

Il consumatore ai fini dell’omologazione del piano deve dimostrare che la maggioranza dell’esposizione debitoria per cui è promossa la procedura del piano del consumatore (con esclusione delle spese di accesso alla procedura) è stata contratta quando, in ragione del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti alla medesima data e le risorse attive allora disponibili in capo al consumatore (tenendosi conto dell’attivo liquido e liquidabile nonché delle prevedibili entrate future), nel prosieguo dei rapporti obbligatori era più probabile l’adempimento integrale e tempestivo delle obbligazioni piuttosto che l’incapienza dell’attivo del consumatore.

I medesimi principi trovano applicazione anche rispetto alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

La procedura di piano del consumatore ha ad oggetto tutti i crediti nei confronti del sovra-indebitato sussistenti alla data del deposito della proposta oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge sino alla data in cui la proposta prevede il pagamento del credito.

I creditori che sono parti della procedura di piano del consumatore possono essere ricondotti a due categorie: i creditori nei cui confronti il gestore della crisi effettua almeno trenta giorni prima dell’udienza di comparizione la comunicazione della proposta di piano del consumatore e del decreto di fissazione dell’udienza, i quali possono costituirsi nella procedura entro la data dell’udienza; i creditori nei cui confronti non viene effettuata nei termini di Legge la comunicazione della proposta e del decreto di fissazione dell’udienza, ma che si costituiscono nella procedura entro la data dell’udienza.

I creditori esclusi sono i creditori parti della procedura di piano del consumatore il cui credito riferito al periodo anteriore al deposito della proposta viene escluso in tutto od in parte dal decreto di omologazione pronunciato dal Giudice della procedura.

L’accertamento dei crediti (dei creditori parti della procedura) nella procedura di piano del consumatore deve essere ricostruito come segue.
La proposta di piano del consumatore indica l’importo dei singoli crediti.
I creditori che si costituiscono nella procedura di piano del consumatore possono documentare che l’importo dei crediti propri od altrui è diverso (maggiore o minore) rispetto a quello indicato nella proposta.
Il Giudice accerta l’importo dei crediti, eventualmente ricorrendo ai poteri istruttori d’ufficio.
Qualora il Giudice accerta l’importo dei crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta, il Giudice assegna al ricorrente termine di quindici giorni affinché la proposta sia modificata assicurando ai creditori soddisfazione equivalente a quella che gli stessi avrebbero ricevuto se l’importo dei crediti fosse stato indicato nella proposta come successivamente accertato dal Giudice.
Qualora la proposta di piano del consumatore venga modificata correttamente, il Giudice procede all’omologazione del piano senza riconvocazione delle parti.
Il decreto di omologazione può essere impugnato dalle parti (tramite reclamo innanzi al Tribunale in composizione collegiale e successivamente tramite ricorso innanzi alla Corte di Cassazione) anche per quanto riguarda l’accertamento dell’importo dei crediti.
La cognizione del Giudice della procedura (o dei Giudici dei successivi gradi di giudizio) circa l’importo dei crediti ha natura sommaria, conseguendone che non può formarsi alcuno giudicato sull’importo dei crediti con effetti al di fuori della specifica procedura (la formazione del giudicato riguarda invece la falcidia dei crediti sul quantum ammesso alla procedura, anche rispetto all’importo del pagamento da effettuare dal sovra-indebitato ai fini della loro estinzione, e la sussistenza dei requisiti necessari per l’omologazione del piano ivi compresa la soddisfazione minima dei creditori prelazionari).

I creditori esclusi (oppure il sovra-indebitato) possono proseguire o promuovere azioni di cognizione ordinaria esterne alla procedura per l’accertamento dei crediti in misura diversa da quella contenuta nel piano del consumatore omologato.
Qualora in sede di cognizione ordinaria il credito venga accertato in misura maggiore rispetto a quella contenuta nel piano del consumatore omologato si verifica quanto segue.
Il piano del consumatore omologato e non ancora eseguito completamente cessa i suoi effetti (come accertabile dal Giudice della procedura con pronuncia dichiarativa) ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del credito precedentemente escluso accertato in sede di cognizione ordinaria e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.
Qualora invece il piano del consumatore omologato sia già stato eseguito completamente l’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria comporta che non si verifica alcuno effetto esdebitatorio rispetto alla parte di credito esclusa dal piano.

La disciplina normativa riferita alla procedura di piano del consumatore in punto di accertamento dei crediti, modifica del piano nell’ipotesi di accertamento endo-proceduale dei crediti dei creditori parti della procedura in misura diversa da quella indicata nella proposta, rapporto tra cognizione endo-procedurale e cognizione ordinaria esterna alla procedura, è analoga a quella prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore (salvo limitate differenze concernenti l’assenza dell’udienza di comparizione delle parti, e la modifica dei termini per le contestazioni dei creditori e la correzione del piano da parte del consumatore successivamente alla decisione del Giudice della procedura che ammette i crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta).

I creditori estranei sono i titolari di crediti anteriori al deposito della proposta i quali tuttavia non sono parti della procedura di piano del consumatore (poiché non convocati nei termini di Legge e non costituiti).

Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato, la proposta ammessa dal Giudice diviene improcedibile oppure il piano del consumatore omologato cessa i propri effetti (come accertabile dal Giudice d’ufficio tramite pronuncia dichiarativa), ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del creditore estraneo e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, il Giudice ad istanza dei creditori dichiara improcedibile la proposta ammessa oppure dichiara la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (conseguendone altresì l’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve il procedimento prosegue tramite la formazione ovvero l’esecuzione di un piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale.
Il piano del consumatore è precario in quanto il creditore estraneo può promuovere espropriazione forzata sui beni del sovra-indebitato di cui all’attivo conferito per l’esecuzione del piano, conseguendone la possibilità che il sovra-indebitato non sia più in grado di eseguire il piano e quindi la dichiarazione di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (oltre all’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).
Il piano del consumatore è ad esdebitazione parziale in quanto la sua compiuta esecuzione conforme al contenuto del piano comporta l’estinzione dell’esposizione debitoria sussistente alla data del deposito del ricorso nei confronti dei creditori che siano stati parte del piano, rimanendo invece priva di effetti rispetto ai creditori estranei.

La disciplina normativa in punto di creditori estranei subisce rilevanti modifiche nella procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato oppure sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve, viene revocata d’ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed il consumatore ha la possibilità di proporre nuova procedura di ristrutturazione comprensiva di tutti i debiti maturati nelle more.
Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, viene revocata d'ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed al consumatore è preclusa la proposizione di nuova procedura di ristrutturazione.

I creditori che devono divenire parti della procedura di piano del consumatore, ai quali cioè il gestore della crisi deve comunicare il ricorso ed il provvedimento che ammette la proposta, sono costituiti dai titolari dei crediti alla data del deposito del ricorso.

Le eventuali variazioni nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione successivi alla data di deposito del ricorso comportano il prosieguo della procedura nei confronti dei titolari originari dei crediti, mentre i cessionari sopravvenuti possono intervenire nella procedura e sono comunque vincolati all’eventuale provvedimento di omologazione.

L’adempimento del piano del consumatore deve essere effettuato nei confronti del cessionario del credito, anche se non intervenuto nella procedura, qualora la cessione sia stata notificata al ricorrente o comunque il ricorrente sia a conoscenza della variazione soggettiva nella titolarità del credito.

La procedura di piano del consumatore, quale procedura concorsuale volta alla composizione dell’esposizione debitoria del ricorrente nei confronti della massa creditoria, è soggetta al principio della par condicio creditorum e cioè di parità di trattamento dei creditori.

In data successiva a quella di deposito del ricorso non sono ammessi pagamenti particolari a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori, ivi compresi i pagamenti previsti da pregressi accordi di cessioni del quinto intercorsi tra il consumatore ed il singolo creditore (gli effetti degli accordi di cessione del quinto sono sospesi dalla data di deposito del ricorso, ed in ragione dell’esito della procedura, alternativamente, viene meno la sospensione degli effetti degli accordi di cessione del quinto, e quindi riprendono i versamenti rateali a saldo del credito pregresso, alla data in cui la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato, oppure gli accordi di cessione del quinto si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione).

L’unica eccezione all’inammissibilità di pagamenti particolari successivi alla data di deposito del ricorso (a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori) è costituita dai pagamenti eseguiti nelle procedure esecutive non sospese dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore (o comunque sino alla sospensione disposta dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore).
In ogni caso deve evidenziarsi quanto segue rispetto al rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avvero il medesimo sovra-indebitato: il provvedimento di omologazione non passato in giudicato determina la sospensione delle procedure esecutive promosse dai creditori anteriori al deposito del ricorso oppure dai creditori posteriori sui beni conferiti all’attivo della procedura; la sospensione delle medesime procedure esecutive viene meno ed esse riprendono il loro corso ordinario qualora la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato; le medesime procedure esecutive si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione.

Qualora il piano del consumatore venga omologato con provvedimento passato in giudicato, l’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano (e quindi la somma da corrispondersi ai creditori in esecuzione del piano) è quello esistente alla data del deposito del ricorso, mentre i pagamenti particolari eseguiti successivamente al deposito del ricorso devono essere imputati alla somma da corrispondersi al medesimo creditore in esecuzione del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 22 Aprile 2020.


Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Debiti comuni ai coniugi – Presentazione di piano congiunto – Omologabilità – Affermazione.
Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito ipotecario ex art. 7 l. n. 3/12 e la soddisfazione dei crediti a mezzo pagamenti mensilmente dilazionati mediante la produzione di redditi futuri derivanti dalla continuazione dell’attività lavorativa nell’importo destinabile alla procedura, previa valutazione di quanto occorrente al proprio sostentamento ed a quello della famiglia. [Nella fattispecie, il piano era stato proposto da marito e moglie congiuntamente ed ammesso per entrambi, considerando il reddito della famiglia e non di due singoli consumatori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Gennaio 2018.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Cessione di crediti futuri – Cessione del quinto dello stipendio – Tutela degli effetti – Termine di tre anni dall’omologa.
La cessione di crediti futuri e la conseguente sottrazione di tali risorse alla disponibilità del debitore ai fini della ristrutturazione del proprio debito è tutelabile nel termine di tre anni dall’omologa del piano del consumatore, dovendo poi lasciare il passo all’efficacia conformativa del piano stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 26 Luglio 2017.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Indebitamento non volontario – Debiti per mancato pagamento delle rate del mutuo – Piano del consumatore con garanzia al mantenimento della moglie-debitrice prestata dal marito – Mantenimento della proprietà della casa di abitazione come bene essenziale – Istanza di sospensione delle procedura esecutiva immobiliare ex art. 12 bis comma 2 legge n. 3/2012 – Ammissibilità – Omologazione del piano.
È omologabile il piano del consumatore derivante da un sovraindebitamento non volontariamente provocato dalla debitrice, per il venir veno dell’apporto della sua famiglia al pagamento delle rate del mutuo.

Risulta omologabile il piano del consumatore in cui è acquisito l’impegno del marito al pagamento di una somma per il mantenimento della moglie-debitrice, in modo che parte dello stipendio della stessa possa essere destinato all’adempimento della proposta prevista nel piano.

È omologabile il piano del consumatore che preveda una cifra inferiore rispetto a quella che sarebbe spettata alla banca ove fosse proseguito il contratto di mutuo. Il sacrificio richiesto al creditore con l’omologazione del piano è certo, ma nello stesso tempo inferiore rispetto a quello che deriverebbe dalla vendita dell’immobile ipotecato. Tale sacrificio, inoltre, risulta conforme alla finalità della legge sul sovraindebitamento, finalità che consiste nel permettere ai debitori non fallibili di uscire dalla loro crisi, ricollegandoli nell’alveo dell’economia palese, senza il rischio di cadere nell’usura e cercando di mantenere la proprietà dei beni essenziali come la casa di abitazione. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 20 Luglio 2016.


Piano del consumatore – Decreto di omologa – Sovraindebitamento – Accordi antecedenti tra creditore e consumatore – Pignoramento..
Il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo. Gli accordi (cessione di credito) stipulati anteriormente all’apertura della procedura non risultano vincolanti in quanto, se così non fosse, questi stessi impedirebbero l’accesso alla procedura. (Pier Francesco Marcucci) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 27 Dicembre 2013.