CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 3 Piano del consumatore

Art. 12-bis

Procedimento di omologazione del piano
del consumatore (2,Covid)
TESTO A FRONTE

1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9 e verificata l'assenza di atti in frode ai creditori, fissa immediatamente con decreto l'udienza, disponendo, a cura dell'organismo di composizione della crisi, la comunicazione, almeno trenta giorni prima, a tutti i creditori della proposta e del decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all'articolo 9 e l'udienza non devono decorrere piu' di sessanta giorni.

2. Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilita' del piano, il giudice, con lo stesso decreto, puo' disporre la sospensione degli stessi sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo.

3. Verificata la fattibilita' del piano e l'idoneita' dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonche' dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo, e risolta ogni altra contestazione anche in ordine all'effettivo ammontare dei crediti, il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacita' patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicita'. Quando il piano prevede la cessione o l'affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, il decreto deve essere trascritto, a cura dell'organismo di composizione della crisi. Con l'ordinanza di diniego il giudice dichiara l'inefficacia del provvedimento di sospensione di cui al comma 2, ove adottato.

4. Quando uno dei creditori o qualunque altro interessato contesta la convenienza del piano, il giudice lo omologa se ritiene che il credito possa essere soddisfatto dall'esecuzione del piano in misura non inferiore all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione seconda del presente capo.

5. Si applica l'articolo 12, comma 2, terzo e quarto periodo.

6. L'omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta.

7. Il decreto di cui al comma 3 deve intendersi equiparato all'atto di pignoramento.



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(1) Articolo introdotto dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.
(2,Covid) Si riporta l’art. 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 come modificato dalla legge di conversione 5 giugno 2020, n. 40.
Art. 9 – (Disposizioni in materia di concordato preventivo e di accordi di ristrutturazione)
1. I termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020 sono prorogati di sei mesi.
2. Nei procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione pendenti alla data del 23 febbraio 2020 il debitore può presentare, sino all'udienza fissata per l'omologazione, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta di concordato ai sensi dell'articolo 161 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 o di un nuovo accordo di ristrutturazione ai sensi dell'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il Tribunale assegna il termine e non è prorogabile. L'istanza è inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di concordato preventivo nel corso del quale è già stata tenuta l'adunanza dei creditori ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 177 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
3. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell'accordo di ristrutturazione deposita sino all'udienza fissata per l'omologazione una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresì la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Nel procedimento per omologazione del concordato preventivo il Tribunale acquisisce il parere del Commissario giudiziale. Il Tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 180 o 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, procede all'omologazione, dando espressamente atto delle nuove scadenze.
4. Il debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 161, comma sesto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, che sia già stato prorogato dal Tribunale, può, prima della scadenza, presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga sino a novanta giorni, anche nei casi in cui è stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento. L'istanza indica gli elementi che rendono necessaria la concessione della proroga con specifico riferimento ai fatti sopravvenuti per effetto dell'emergenza epidemiologica COVID-19. Il Tribunale, acquisito il parere del Commissario giudiziale se nominato, concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basi su concreti e giustificati motivi. Si applica l'articolo 161, commi settimo e ottavo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. L'istanza di cui al comma 4 può essere presentata dal debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 182-bis, comma settimo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il Tribunale provvede in camera di consiglio omessi gli adempimenti previsti dall'articolo 182-bis, comma settimo, primo periodo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basa su concreti e giustificati motivi e che continuano a sussistere i presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui all'articolo 182-bis, primo comma del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5-bis. Il debitore che, entro la data del 31 dicembre 2021, ha ottenuto la concessione dei termini di cui all'articolo 161, sesto comma, o all'articolo 182-bis, settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, può, entro i suddetti termini, depositare un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di avere predisposto un piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 , terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, e depositando la documentazione relativa alla pubblicazione medesima. Il tribunale, verificate la completezza e la regolarità della documentazione, dichiara l’improcedibilità del ricorso presentato ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, o dell'articolo 182-bis, settimo comma, del citato regio decreto n. 267 del 1942.
5-ter. Le disposizioni dell'articolo 161, decimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non si applicano ai ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942 depositati entro il 31 dicembre 2020.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Sovraindebitamento – Sproporzione tra attivo e passivo – Valutazione parametrata alla sostenibilità mensile del debito – Dignità e libertà del consumatore – Principio costituzionale di uguaglianza – Rilevanza.
Il sovraindebitamento va misurato non solo in valori assoluti di rapporto tra attivo e passivo, ma anche in termini di concreta sostenibilità del debito rateizzato mensile a fronte del reddito, rapportato al fondamentale bisogno, che ha rilievo costituzionale di condurre un’esistenza libera e dignitosa, che è condizione basilare di uguaglianza sostanziale tra gli individui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2020.


Fallimento – Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Meritevolezza – Condizioni – Colpa lieve – Rilevanza – Esclusione.
Il favor debitoris legittima un’applicazione anticipata dei parametri del Codice della Crisi, più favorevoli al debitore, quindi da preferire, tra i quali con compare più la colpa generica, quale requisito ad impediendum dell’accesso alla procedura, bensì la colpa grave. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2020.


Fallimento – Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Meritevolezza – Condizioni – Ludopatia – Colpa – Esclusione.
La ludopatia, debitamente attestata, di per sé giustifica chi è malato, che come tale è capace di intendere, ma non di volere, e quindi è sempre meritevole di accedere alla procedura di sovraindebitamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2020.


Merito creditizio – Violazione – Incidenza sulla colpa del consumatore – Sussistenza.
Il finanziatore, trovandosi in una situazione di conclamata dissimmetria informativa a proprio vantaggio rispetto al finanziato sovraindebitato, non si può mai considerare immune da responsabilità per la violazione del merito creditizio, essendo più lui in grado di valutare la capacità di solvenza del debitore, che non quest’ultimo, i cui profili di colpevolezza, quand’anche in astratto configurabili, verrebbero senz’altro assorbiti e superati da quelli del finanziatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2020.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Meritevolezza del debitore – Ripetuto ricorso al credito al consumo – Valutazione del merito creditizio – Assenza di colpa del debitore.
L’assenza di colpa del consumatore nella determinazione del proprio sovraindebitamento può essere desunta dalla positiva valutazione, a monte, del c.d. merito creditizio da parte del soggetto finanziatore

Il giudizio di meritevolezza del soggetto sovraindebitato a mente dell’art. 12-bis comma 3 della L. 3/2012 non può prescindere dalla valutazione della diligenza del creditore e dal rispetto da parte dello stesso del precetto di cui all’art. 124 bis TUB, norma posta a presidio sia di interessi privatistici, a tutela del consumatore, che di interessi pubblicistici, connessi al mercato creditizio. (Roberto Tallarico) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 08 Luglio 2020.


Onere probatorio della meritevolezza del consumatore – Riparto della prova – Fatto costitutivo formulato in termini negativi da provare tramite dimostrazione del fatto positivo contrario – Inammissibilità della probatio diabolica – Principio del più probabile che non o principio probabilistico

Creditori parti della procedura di piano del consumatore – Accertamento endo-procedurale dei crediti ed effetti del giudicato ivi formatosi – Iniziative giudiziarie ordinarie dei creditori esclusi – Effetti sul prosieguo della procedura dell’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria

Creditori estranei alla procedura – Grado di imputabilità al sovra-indebitato dell'estromissione di creditori legittimati a partecipare alla procedura – Effetti sul prosieguo della procedura – Revoca ed eventuale riproposizione di altra procedura, od esecuzione di piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale

Variazioni soggettive nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione – Rilevanza della cessione del credito sul prosieguo della procedura – Legittimazione alla partecipazione alla procedura – Individuazione del soggetto nei cui confronti deve essere eseguito il pagamento previsto dal piano del consumatore

Principio della par condicio creditorum – Inammissibilità di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito del ricorso – Rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avverso il medesimo sovra-indebitato – Modalità di calcolo dell’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano
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In base al principio negativa non sunt probanda la Legge, pure prevedendo a livello sostanziale un fatto costitutivo del diritto del consumatore all’omologazione del piano formulato in termini negativi (inesistenza di requisiti di immeritevolezza del consumatore), pone a livello processuale a carico del consumatore un onere probatorio del medesimo fatto costitutivo da interpretarsi in termini positivi cioè tramite dimostrazione del fatto positivo contrario incompatibile con l’esistenza del fatto negativo indicato dalla norma (dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di meritevolezza del consumatore ovvero di avere gestito diligentemente il proprio patrimonio sino alla data del deposito della proposta di piano del consumatore).

La dimostrazione della diligenza del consumatore richiede la verifica del rapporto tra l’attivo liquido o comunque liquidabile disponibile in capo al consumatore (tenuto conto anche delle entrate future), da un lato, l’importo ed i termini di pagamento delle obbligazioni assunte, dall’altro lato.
La verifica del rapporto tra attivo disponibile e obbligazioni assunte deve svolgersi secondo i canoni che presiedono l’accertamento probatorio nell’ordinamento processuale civile, ovvero l’inammissibilità della probatio diabolica ed il principio del più probabile che non o principio probabilistico.

Il consumatore ai fini dell’omologazione del piano deve dimostrare che la maggioranza dell’esposizione debitoria per cui è promossa la procedura del piano del consumatore (con esclusione delle spese di accesso alla procedura) è stata contratta quando, in ragione del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti alla medesima data e le risorse attive allora disponibili in capo al consumatore (tenendosi conto dell’attivo liquido e liquidabile nonché delle prevedibili entrate future), nel prosieguo dei rapporti obbligatori era più probabile l’adempimento integrale e tempestivo delle obbligazioni piuttosto che l’incapienza dell’attivo del consumatore.

I medesimi principi trovano applicazione anche rispetto alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

La procedura di piano del consumatore ha ad oggetto tutti i crediti nei confronti del sovra-indebitato sussistenti alla data del deposito della proposta oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge sino alla data in cui la proposta prevede il pagamento del credito.

I creditori che sono parti della procedura di piano del consumatore possono essere ricondotti a due categorie: i creditori nei cui confronti il gestore della crisi effettua almeno trenta giorni prima dell’udienza di comparizione la comunicazione della proposta di piano del consumatore e del decreto di fissazione dell’udienza, i quali possono costituirsi nella procedura entro la data dell’udienza; i creditori nei cui confronti non viene effettuata nei termini di Legge la comunicazione della proposta e del decreto di fissazione dell’udienza, ma che si costituiscono nella procedura entro la data dell’udienza.

I creditori esclusi sono i creditori parti della procedura di piano del consumatore il cui credito riferito al periodo anteriore al deposito della proposta viene escluso in tutto od in parte dal decreto di omologazione pronunciato dal Giudice della procedura.

L’accertamento dei crediti (dei creditori parti della procedura) nella procedura di piano del consumatore deve essere ricostruito come segue.
La proposta di piano del consumatore indica l’importo dei singoli crediti.
I creditori che si costituiscono nella procedura di piano del consumatore possono documentare che l’importo dei crediti propri od altrui è diverso (maggiore o minore) rispetto a quello indicato nella proposta.
Il Giudice accerta l’importo dei crediti, eventualmente ricorrendo ai poteri istruttori d’ufficio.
Qualora il Giudice accerta l’importo dei crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta, il Giudice assegna al ricorrente termine di quindici giorni affinché la proposta sia modificata assicurando ai creditori soddisfazione equivalente a quella che gli stessi avrebbero ricevuto se l’importo dei crediti fosse stato indicato nella proposta come successivamente accertato dal Giudice.
Qualora la proposta di piano del consumatore venga modificata correttamente, il Giudice procede all’omologazione del piano senza riconvocazione delle parti.
Il decreto di omologazione può essere impugnato dalle parti (tramite reclamo innanzi al Tribunale in composizione collegiale e successivamente tramite ricorso innanzi alla Corte di Cassazione) anche per quanto riguarda l’accertamento dell’importo dei crediti.
La cognizione del Giudice della procedura (o dei Giudici dei successivi gradi di giudizio) circa l’importo dei crediti ha natura sommaria, conseguendone che non può formarsi alcuno giudicato sull’importo dei crediti con effetti al di fuori della specifica procedura (la formazione del giudicato riguarda invece la falcidia dei crediti sul quantum ammesso alla procedura, anche rispetto all’importo del pagamento da effettuare dal sovra-indebitato ai fini della loro estinzione, e la sussistenza dei requisiti necessari per l’omologazione del piano ivi compresa la soddisfazione minima dei creditori prelazionari).

I creditori esclusi (oppure il sovra-indebitato) possono proseguire o promuovere azioni di cognizione ordinaria esterne alla procedura per l’accertamento dei crediti in misura diversa da quella contenuta nel piano del consumatore omologato.
Qualora in sede di cognizione ordinaria il credito venga accertato in misura maggiore rispetto a quella contenuta nel piano del consumatore omologato si verifica quanto segue.
Il piano del consumatore omologato e non ancora eseguito completamente cessa i suoi effetti (come accertabile dal Giudice della procedura con pronuncia dichiarativa) ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del credito precedentemente escluso accertato in sede di cognizione ordinaria e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.
Qualora invece il piano del consumatore omologato sia già stato eseguito completamente l’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria comporta che non si verifica alcuno effetto esdebitatorio rispetto alla parte di credito esclusa dal piano.

La disciplina normativa riferita alla procedura di piano del consumatore in punto di accertamento dei crediti, modifica del piano nell’ipotesi di accertamento endo-proceduale dei crediti dei creditori parti della procedura in misura diversa da quella indicata nella proposta, rapporto tra cognizione endo-procedurale e cognizione ordinaria esterna alla procedura, è analoga a quella prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore (salvo limitate differenze concernenti l’assenza dell’udienza di comparizione delle parti, e la modifica dei termini per le contestazioni dei creditori e la correzione del piano da parte del consumatore successivamente alla decisione del Giudice della procedura che ammette i crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta).

I creditori estranei sono i titolari di crediti anteriori al deposito della proposta i quali tuttavia non sono parti della procedura di piano del consumatore (poiché non convocati nei termini di Legge e non costituiti).

Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato, la proposta ammessa dal Giudice diviene improcedibile oppure il piano del consumatore omologato cessa i propri effetti (come accertabile dal Giudice d’ufficio tramite pronuncia dichiarativa), ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del creditore estraneo e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, il Giudice ad istanza dei creditori dichiara improcedibile la proposta ammessa oppure dichiara la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (conseguendone altresì l’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve il procedimento prosegue tramite la formazione ovvero l’esecuzione di un piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale.
Il piano del consumatore è precario in quanto il creditore estraneo può promuovere espropriazione forzata sui beni del sovra-indebitato di cui all’attivo conferito per l’esecuzione del piano, conseguendone la possibilità che il sovra-indebitato non sia più in grado di eseguire il piano e quindi la dichiarazione di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (oltre all’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).
Il piano del consumatore è ad esdebitazione parziale in quanto la sua compiuta esecuzione conforme al contenuto del piano comporta l’estinzione dell’esposizione debitoria sussistente alla data del deposito del ricorso nei confronti dei creditori che siano stati parte del piano, rimanendo invece priva di effetti rispetto ai creditori estranei.

La disciplina normativa in punto di creditori estranei subisce rilevanti modifiche nella procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato oppure sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve, viene revocata d’ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed il consumatore ha la possibilità di proporre nuova procedura di ristrutturazione comprensiva di tutti i debiti maturati nelle more.
Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, viene revocata d'ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed al consumatore è preclusa la proposizione di nuova procedura di ristrutturazione.

I creditori che devono divenire parti della procedura di piano del consumatore, ai quali cioè il gestore della crisi deve comunicare il ricorso ed il provvedimento che ammette la proposta, sono costituiti dai titolari dei crediti alla data del deposito del ricorso.

Le eventuali variazioni nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione successivi alla data di deposito del ricorso comportano il prosieguo della procedura nei confronti dei titolari originari dei crediti, mentre i cessionari sopravvenuti possono intervenire nella procedura e sono comunque vincolati all’eventuale provvedimento di omologazione.

L’adempimento del piano del consumatore deve essere effettuato nei confronti del cessionario del credito, anche se non intervenuto nella procedura, qualora la cessione sia stata notificata al ricorrente o comunque il ricorrente sia a conoscenza della variazione soggettiva nella titolarità del credito.

La procedura di piano del consumatore, quale procedura concorsuale volta alla composizione dell’esposizione debitoria del ricorrente nei confronti della massa creditoria, è soggetta al principio della par condicio creditorum e cioè di parità di trattamento dei creditori.

In data successiva a quella di deposito del ricorso non sono ammessi pagamenti particolari a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori, ivi compresi i pagamenti previsti da pregressi accordi di cessioni del quinto intercorsi tra il consumatore ed il singolo creditore (gli effetti degli accordi di cessione del quinto sono sospesi dalla data di deposito del ricorso, ed in ragione dell’esito della procedura, alternativamente, viene meno la sospensione degli effetti degli accordi di cessione del quinto, e quindi riprendono i versamenti rateali a saldo del credito pregresso, alla data in cui la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato, oppure gli accordi di cessione del quinto si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione).

L’unica eccezione all’inammissibilità di pagamenti particolari successivi alla data di deposito del ricorso (a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori) è costituita dai pagamenti eseguiti nelle procedure esecutive non sospese dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore (o comunque sino alla sospensione disposta dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore).
In ogni caso deve evidenziarsi quanto segue rispetto al rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avvero il medesimo sovra-indebitato: il provvedimento di omologazione non passato in giudicato determina la sospensione delle procedure esecutive promosse dai creditori anteriori al deposito del ricorso oppure dai creditori posteriori sui beni conferiti all’attivo della procedura; la sospensione delle medesime procedure esecutive viene meno ed esse riprendono il loro corso ordinario qualora la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato; le medesime procedure esecutive si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione.

Qualora il piano del consumatore venga omologato con provvedimento passato in giudicato, l’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano (e quindi la somma da corrispondersi ai creditori in esecuzione del piano) è quello esistente alla data del deposito del ricorso, mentre i pagamenti particolari eseguiti successivamente al deposito del ricorso devono essere imputati alla somma da corrispondersi al medesimo creditore in esecuzione del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 22 Aprile 2020.


Procedura di sovraindebitamento – Piano del consumatore – Sindacato di meritevolezza – Contrazione di nuovi debiti da parte del consumatore già sovraindebitato – Verifica delle ragioni giustificative dell’assunzione di nuovi debiti.
Il giudizio di meritevolezza è incentrato sulla condotta del consumatore e sulle ragioni che hanno determinato la situazione di sovraindebitamento, atteso che l’accesso al beneficio di legge è precluso in caso di ritenuta colpevolezza dell’interessato; solo in presenza dell’elemento soggettivo della colpa, dunque, le condotte descritte dalla norma, da ritenersi esemplificative e non esaustive - vale a dire l’assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ed il ricorso al credito non proporzionato alle capacità patrimoniali - rendono inammissibile la proposta.

E’ dunque meritevole non solo la condotta del consumatore che contrae il debito per far fronte ad esigenze impreviste e sopravvenute (si pensi ai costi da sostenere per un’improvvisa malattia), ma anche quella del consumatore che, benché già sovraindebitato per situazioni altrettanto involontarie (es. perdita del lavoro), abbia dovuto contrarre ulteriori obbligazioni onde conservare risorse fondamentali alla propria vita (si pensi a finanziamenti contratti per onorare il mutuo stipulato per l’acquisto dell’abitazione), ovvero per far fronte a primarie esigenze di vita personale e familiare.

La prova della meritevolezza deve essere fornita dal consumatore, a cui è demandato l’onere di fornire una chiara rappresentazione cronologica delle proprie scelte negoziali, onde consentire prima all’OCC di esprimere un giudizio completo e logicamente argomentato su “cause dell’indebitamento e dell’insolvenza”, “diligenza impiegata dal debitore nell’assumere volontariamente le obbligazioni”, “ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte”, e quindi al tribunale di vagliare la congruità e ragionevolezza delle conclusioni rassegnate dall’organismo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino, 23 Dicembre 2019.


Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Potere di sospensione – Giudice dell’esecuzione – Esclusione.
In assenza di provvedimenti di sospensione emessi dal giudice della procedura da sovraindebitamento ex art. 10 o art. 12 bis lege 3/2012, non c’è spazio alcuno per la sospensione, ad opera del giudice dell’esecuzione, della procedura esecutiva pendente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 03 Dicembre 2019.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Omologabilità – Condizioni ostative – Prestazione di fideiussioni – Contrazione di plurimi finanziamenti personali

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 – Titolarità in capo al debitore unicamente di redditi da lavoro – Ammissibilità – Esclusione
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Non è omologabile il piano ex art. 12-bis l. n. 3 del 2012 proposto da un consumatore che, prestando fideiussioni in favore di una società partecipata unitamente al coniuge e fin da subito lasciata inattiva, assuma nuove obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere; del pari, il piano non è omologabile qualora il sovraindebitamento derivi da un ricorso al credito non proporzionato alle capacità patrimoniali del consumatore, che imprudentemente contragga ulteriori finanziamenti personali, a fronte di un reddito invariato e già assorbito per un terzo da debiti pregressi.

La liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 presuppone la sussistenza di un patrimonio comprensivo di immobili o mobili e/o di crediti recuperabili, non potendosi accedere alla procedura in parola qualora il sovraindebitato possegga unicamente redditi da lavoro, come tali non liquidabili, ma tutt’al più immediatamente ripartibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 09 Novembre 2019.


Piano del consumatore – Meritevolezza – Art. 12 bis, comma 3, L. 3/2012 – Carenza – Colpevolezza – Omissione reiterata e continuativa del versamento imposte, tasse e contributi previdenziali.
La condotta del consumatore libero professionista, reiterata per anni, di omissione nel versamento delle imposte, tasse e contributi previdenziali, è idonea ad escludere la meritevolezza del piano del consumatore, anche qualora sia conseguenza di una non adeguata remuneratività dell’attività lavorativa svolta.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha rigettato la richiesta di omologa di un piano del consumatore in un caso di un consumatore, libero professionista, il cui sovraindebitamento era stato determinato dalla inadempienza, perpetrata per anni, agli obblighi fiscali di versamento di tasse, imposte e contributi previdenziali). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 07 Novembre 2019.


Sovraindebitamento – Assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere – Consapevolezza.
Il plurimo ricorso al credito, caratterizzato da distanze ravvicinate fra i vari finanziamenti, la dimensione del debito rateale mensile rispetto alle entrate, con maggiore crescente incidenza sulle capacità patrimoniali, porta a concludere per un atteggiamento gravemente negligente di un soggetto che non ha saputo gestire la propria capacità economica e, ove di tale situazione lo stesso possa ragionevolmente ritenersi consapevole, deve ritenersi sussistente la fattispecie di cui all’art. 12-bis, comma 3, l. 3/2012 (…il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali…). Tribunale Vibo Valentia, 30 Ottobre 2019.


Procedura di sovraindebitamento – Fattibilità giuridica – Dilazione ultrannuale pagamento dei creditori prelatizi – Limiti di ammissibilità

Piano del consumatore – Dilazione ultrannuale nel pagamento di creditori prelatizi – Patti paraconcorsuali – Conversione alternativa della procedura in accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento
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Nelle procedure di sovraindebitamento il pagamento dei privilegiati, analogamente a quanto avviene nei procedimenti concorsuali maggiori, deve essere di regola integrale e non dilazionato. E’ peraltro prevista dall’art. 8 co. 4, analogamente a quanto stabilito dall’art. 186 bis co. 2 lett. c) l.f. sul concordato in continuità, che, in caso di piani che prevedano la conservazione nel patrimonio dei beni su cui grava la prelazione, il debitore ha una duplice facoltà: a) proporre ai privilegiati la moratoria di un anno, salvo riconoscimento degli interessi derivanti dalla dilazione, il che equivale alla soddisfazione integrale e comporta l’esclusione dall’esercizio del voto; b) proporre ai privilegiati una moratoria ultrannuale, equivalente ad una soddisfazione non integrale, compensandoli, solo in tal caso, con la facoltà di esercitare il diritto di voto in una misura corrispondente al sacrificio in concreto sofferto rispetto alle alternative concretamente praticabili (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4451; Cass. 3 luglio 2019, n. 17834).

Nella procedura di piano del consumatore, non essendo previsto un meccanismo di espressione del voto, la dilazione ultrannuale nel pagamento dei creditori prelatizi presuppone una manifestazione di consenso da parte di questi ultimi da acquisirsi tramite “accordi paraconcorsuali” di adesione al piano, ferma restando la possibilità per il proponente, che non riesca ad acquisire il consenso spontaneo degli interessati, di coartarne la volontà mediante conversione della procedura in accordo di composizione della crisi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino, 21 Ottobre 2019.


Sovraindebitamento - Piano del consumatore - Soddisfacimento dei creditori mediante cessione dell’intero importo della pensione - Esclusione.
Non può trovare accoglimento il ricorso per ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento del consumatore che preveda, come modalità attuativa, la cessione dell’intero importo della pensione risultando violati i limiti di cui agli artt. 5 e 68 della legge n. 180/1950 le cui statuizioni hanno natura imperativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Settembre 2019.


Piano del consumatore – Applicazione artt. 12 bis e ss. L 3/2012, valutazione della meritevolezza – Ratio sottesa alla legge – Favor per il consumatore – Insufficienza della colpa lieve secondo il nuovo Codice della crisi di impresa – Necessità di interpretazione storico-evolutiva delle norme

Piano del consumatore – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Importo da sottrarre alla liquidazione ex art 14 ter c.6 lett b), parametro di disponibilità non coincidente con il quinto dello stipendio – Determinazione dell’importo costituente il fabbisogno della famiglia rimesso al giudice
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In sede di applicazione della normativa di cui agli artt. 12 bis e ss L 3/2012 la giurisprudenza ha avuto un atteggiamento di favore verso il consumatore per dare attuazione alla ratio sottesa alla legge sul sovraindebitamento, individuata nel fine di evitare l’esposizione a fenomeni di usura ed estorsione e di garantire il recupero di una serenità economica e di una vita dignitosa, facendo fronte ai debiti secondo le proprie possibilità, senza doversi muovere a tempo indefinito in ambito “sommerso”.

Il favor per il consumatore è avvalorato dal nuovo CCI, che all’art. 69 comma 1 esclude l’accesso alla procedura per il consumatore solo a partire dalla colpa grave, con la conseguenza che non è sufficiente alla sua esclusione l’aver cagionato la situazione di sovraindebitamento con colpa lieve.
Va preferita dunque la lettura delle norme vigenti maggiormente coerente con l’evoluzione normativa, in conformità alle indicazioni della Cassazione a favore di una interpretazione storico evolutiva delle norme.

In tema di convenienza della proposta rispetto alla procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, il parametro di valutazione degli importi necessari al mantenimento da sottrarre alla liquidazione non può essere rappresentato dalla disponibilità della quota di 1/5 dello stipendio, non richiamato l’art 545 cpc e prevista una esclusione specifica all’art. 14 ter c. 6 lett b) altrimenti inutile, e poiché - in aggiunta- la disposizione rimette espressamente al giudice la determinazione di tale importo. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 16 Luglio 2019.


Crisi da sovraindebitamento - Piano del consumatore - Reclamo avverso il decreto di omologazione - Da parte di creditore inerte nella fase anteriore all’omologazione - Inammissibilità.
Al procedimento per l'omologazione del piano del consumatore pare corretto applicare per analogia il principio espresso nell'articolo 180, comma 3, Legge Fallimentare con riferimento all’omologazione del concordato preventivo. Ne consegue che il reclamo presuppone necessariamente che il reclamante abbia visto in qualche modo disattese le sue richieste nella fase precedente oppure lamenti di non aver potuto partecipare per un vizio procedurale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 02 Maggio 2019.


Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Meritevolezza - Comportamento tenuto dagli enti finanziatori nell'erogazione del credito - Rilevanza - Condizioni

Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Proposta prevedente la sottoscrizione di contratto di finanziamento - Ammissibilità
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Va respinta l'opposizione all'omologa del piano del consumatore proposta sotto il profilo della meritevolezza dall'ente finanziatore (nella specie, il cessionario del credito), ove emerge che al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento con l'istituto di credito il debitore si era già visto revocare il fido da altro istituto di credito con conseguente trattenuta di una mensilità di stipendio. Ciò alla luce della responsabilità del medesimo ente finanziatore ai sensi dell'art. 124 TUB, a mente del quale "prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, se del caso fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente", per cui l'ente ha l'onere di vagliare la posizione finanziaria di colui che richiede l'accesso al finanziamento non potendo, poi, in caso di inadempimento di quest'ultimo, far valere la situazione di difficoltà economica in cui versava al momento della stipula del contratto di finanziamento.

In tale indicata prospettiva di valorizzazione della diligenza del creditore si colloca anche il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza (CCII) che all'art. 68 terzo comma prevede che "l'OCC nella sua relazione deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l'importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita". (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Il ricorso al finanziamento da parte di un ente finanziatore, previsto nell'ambito di un piano del consumatore, in forza del quale il soddisfacimento in percentuale dei crediti avverrà mediante sottoscrizione di contratto di cessione di un quinto dello stipendio, è da ritenersi compatibile con la struttura del piano e la sua finalità atteso che lo stesso art. 8 primo comma l. 3/2012 prevede la ristrutturazione dei debiti ed il soddisfacimento dei crediti attraverso qualsiasi forma. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 01 Marzo 2019.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Falcidia del credito privilegiato – Indicazione nella relazione circa la incapienza dell’attivo al soddisfo integrale – Necessità

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Giudizio di sostenibilità finanziaria della proposta di composizione della crisi – Necessità – Manifesta inadeguatezza del piano – Inammissibilità
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Sotto il profilo dell’art. 7 co. 3 della l. n. 3/2012 si osserva che la falcidia dei crediti muniti di privilegio è possibile solamente ove assicuri in ogni caso il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione. Va quindi dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione nella relazione particolareggiata del professionista circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati (nella specie rappresentato dal TFR che sarà accreditato al debitore). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Ove il giudice ravvisi l’inadeguatezza formale e sostanziale della proposta rispetto alle disposizioni di legge, inadeguatezza non colmabile con una mera richiesta di integrazione e di produzione di ulteriori documenti, a norma dell’art. 9 comma 3 ter L. 3/2012 - trattandosi non di integrare, ma di modificare in radice il piano stesso -, la domanda va dichiarata inammissibile, senza che debba essere fissata l’udienza per l’omologa a norma dell’art. 12 bis comma 1 l. cit., non essendo, in particolare, soddisfatti i requisiti di cui agli art. 7 ed 8 l. cit. e risultando ictu oculi non soddisfatto quello della meritevolezza (per ipotesi analoghe, Tribunale di Udine 4-1-2017; Tribunale di Ravenna 17-12-2014). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 17 Dicembre 2018.


Sovraindebitamento - Procedimento di omologazione del piano del consumatore - Opposizione - Carattere contenzioso del procedimento - Necessità di difesa tecnica.
Nel procedimento di omologazione del piano del consumatore, quando interviene avanti al tribunale un soggetto portatore di interesse ad escludere l’omologazione del piano, il procedimento assume carattere contenzioso con conseguente necessità di difesa tecnica delle parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Luglio 2018.


Inammissibilità di proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento – Art 10 c. 3 L 3/2012 – Rilevanza di atti in frode ai creditori (condanna per bancarotta fraudolenta) anche se risalenti nel tempo – Limite del quinquennio rilevante solo nel procedimento di Liquidazione dei beni ex art. 14 quinquies L. 3/2012 – Maggior rilevanza della meritevolezza nel piano del consumatore e nell’accordo di composizione della crisi – Reclamo.
La verifica della sussistenza di atti in frode, pur ai meri fini dell’ammissibilità della domanda di accesso alla procedura, va condotta dal giudice a prescindere dall’esistenza di una sentenza sul punto, e a maggior ragione può basarsi su fatti accertati in altri giudizi.

La dissimulazione del proprio stato di insolvenza nell’assunzione di un’obbligazione con il fine di non adempierla costituisce atto in frode ai creditori (condanna per bancarotta fraudolenta).

Osta all’ammissibilità di proposta di accordo di composizione della crisi il compimento di atti in frode ai creditori da parte del proponente anche se posti in essere anteriormente al quinquennio dalla presentazione del ricorso.

Il limite dei cinque anni posto all’accertamento di eventuali atti in frode si rinviene solo in relazione alla procedura di liquidazione ex art 14 quinquies l. 3/2012, laddove il beneficio dell’esdebitazione non è automatico, e non nelle disposizioni riferite al piano del consumatore (art 12-bis, comma 1, l. 3/2012) e all’accordo di composizione della crisi (art.10 c.3), in cui assume invece maggior rilevanza la meritevolezza del soggetto sovraindebitato.

La previsione dell’art 9, comma 2, l. 3/2012 di indicare i soli atti di disposizione compiuti nel quinquennio risponde ad altra ratio, essendo il termine posto senza dubbio con riferimento alla prescrizione dell’azione revocatoria ex art 2903 cc. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 06 Luglio 2018.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Falcidia credito – Pignoramento – Cessione del quinto – Meritevolezza 124-bis t.u.b..
È meritevole di accoglimento, perchè non ravvisabile la colpevolezza dell’indebitamento, il piano del consumatore avente ad oggetto debiti contratti per far fronte alle esigenze del numeroso nucleo familiare.
Al fine della valutazione della diligenza impiegata dal debitore nella assunzione delle obbligazioni, rileva la circostanza che, vigente la previsione che sancisce la verifica del merito creditizio ex art. 124-bis t.u.b. in capo all’istituto di credito, le banche abbiano comunque continuato a finanziare il debitore istante.
In ottemperanza al principio della parità di trattamento dei creditori, anche il cessionario del quinto può essere assoggettato alla falcidia del credito prevista per i creditori chirografari.
Nella valutazione della convenienza del piano rispetto alla alternativa liquidatoria, l’ O.C.C. è tenuto altresì a considerare che, ove l’immobile sottoposto ad esecuzione fosse cointestato anche al coniuge non debitore,  il creditore pignorante avrà diritto in sede di distribuzione solo alla metà del ricavato della vendita del bene, mentre la residua somma risultante dalla vendita coatta dovrà essere restituita per la metà all’altro coniuge.
Le somme a titolo di t.f.r. non possono essere messe a disposizione dei creditori quando il rapporto di lavoro del debitore istante è ancora in essere, ma solo al momento della cessazione dello stesso. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 18 Maggio 2018.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Giudizio di meritevolezza – Criteri

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Giudizio di sostenibilità finanziaria della proposta di composizione della crisi – Necessità – Manifesta inadeguatezza del piano – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Natura concorsuale delle procedure di composizione della crisi – Sussistenza – Trattamento dei crediti privilegiati – Condizioni
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Ai fini dell’omologa del piano del consumatore ex lege 3/2012, nella fase preliminare il Tribunale è chiamato a valutare la sussistenza dei presupposti giuridici (soggettivi ed oggettivi) richiesti dalla legge per l’ammissione alla procedura - quindi, oltre alla qualifica di consumatore, anche la conformità del piano a disposizioni inderogabili di legge - nonché la correttezza formale e completezza della documentazione allegata al ricorso.

L’art. 12 bis L. 3/2012, per l’omologa del piano del consumatore, richiede che il giudice escluda che il consumatore abbia assunto le obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, ovvero che lo stesso abbia colposamente determinato il sovraindebitamento anche facendo un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Ove il giudice ravvisi l’inadeguatezza formale e sostanziale della proposta rispetto alle disposizioni di legge, inadeguatezza non colmabile con una mera richiesta di integrazione e di produzione di ulteriori documenti, a norma dell’art. 9 comma 3 ter L 3/2012, trattandosi non di integrare, ma di modificare in radice il piano stesso, la domanda va dichiarata inammissibile, senza che debba essere fissata l’udienza per l’omologa a norma dell’art. 12 bis comma 1 l. cit., non essendo, in particolare, soddisfatti i requisiti di cui agli art. 7 ed 8 e risultando ictu oculi non soddisfatto quello della meritevolezza (per ipotesi analoghe, Tribunale di Udine 4-1-2017; Tribunale di Ravenna 17-12-2014).
 
(Fattispecie in cui il Tribunale ha dichiarato l’inammissibilità di un piano del consumatore in cui il debitore risultava dover sostenere spese per la famiglia pari ad € 1414 mensili, a fronte di un reddito netto mensile indicato in € 1200 – 1400, in assenza di fonti integrative di terzi e con il coniuge lavoratore stagionale privo di un contratto di lavoro rinnovato). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Attesa la natura concorsuale della procedura di soluzione della crisi da sovraindebitamento, quale si evince dagli specifici richiami ai crediti muniti di privilegio, contenuti negli art. 7 comma 1 e comma 1 bis, e 8 comma 4 L. 3/2012, il trattamento dei privilegiati non può essere equiparato a quello dei chirografari: la loro falcidia può intervenire solo in caso di incapienza dei beni del debitore, come attestato dall’OCC e la loro dilazione non può superare l’anno dall’omologa. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Aprile 2018.


Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Ragionevole durata della sua esecuzione – Termine di scadenza del contratto di mutuo.
La durata del piano del consumatore deve necessariamente collocarsi in un ragionevole arco temporale giacché solo in tal modo viene rispettato il principio della ragionevole durata del processo, oltre al fatto che solo così viene ridotto al minimo il sacrificio imposto ai creditori.

Il principio contenuto nell’art. 55, comma 2, L.Fall. secondo il quale “i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento” non trova spazio nelle procedure di sovraindebitamento, trattandosi di norma, di carattere eccezionale non richiamata dalla Legge n. 3/2012 (art. 9, comma 3-quater L. 3/2012; art. 55, comma 2 L.F.). (Marco Locas) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 13 Aprile 2018.


Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Debiti comuni ai coniugi – Presentazione di piano congiunto – Omologabilità – Affermazione.
Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito ipotecario ex art. 7 l. n. 3/12 e la soddisfazione dei crediti a mezzo pagamenti mensilmente dilazionati mediante la produzione di redditi futuri derivanti dalla continuazione dell’attività lavorativa nell’importo destinabile alla procedura, previa valutazione di quanto occorrente al proprio sostentamento ed a quello della famiglia. [Nella fattispecie, il piano era stato proposto da marito e moglie congiuntamente ed ammesso per entrambi, considerando il reddito della famiglia e non di due singoli consumatori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Gennaio 2018.


Piano del Consumatore – Omologa del Piano contenente il pagamento integrale del creditore privilegiato e la falcidia dell’80 per cento dei creditori chirografari.
Il Tribunale di Napoli ha omologato il piano del Consumatore che ha previsto il pagamento integrale delle somme spettanti al creditore privilegiato Equitalia servizi di Riscossione e lo stralcio nella percentuale dell'80 % di tutti gli altri creditori aventi natura chirografaria.

Il Tribunale ha ritenuto la parte istante meritevole non avendo assunto i propri debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere ovvero senza aver determinato colposamente il sovra indebitamento in considerazione della natura dei debiti contratti, della sua situazione personale evolutasi nel tempo e della posizione di contraente debole nei confronti degli istituti di credito.

La vicenda è stata ritenuta in linea con la ratio della normativa sul sovra indebitamento, anche con riferimento ai tempi della sua esecuzione, che sono compatibili con l’età della parte proponente il piano, la sua situazione di dipendente nonché la sua situazione familiare complessa in uno con la volontà di estinguere, sia pure in percentuale, ogni posizione debitoria contratta. (Valeria Stornaiuolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 11 Gennaio 2018.


Piano del consumatore - Pagamento in prededuzione di somma a titolo di compensi professionali - Ammissibilità.
Non osta alla fattibilità del piano del consumatore la previsione del pagamento in prededuzione della somma di euro 10.500,00 a titolo di compensi al professionista incaricato ed agli avvocati costituiti, vista la natura pattizia della previsione nonché l'operato degli stessi che è evidentemente strumentale alla omologazione del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 16 Novembre 2017.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Cessione di crediti futuri – Cessione del quinto dello stipendio – Tutela degli effetti – Termine di tre anni dall’omologa.
La cessione di crediti futuri e la conseguente sottrazione di tali risorse alla disponibilità del debitore ai fini della ristrutturazione del proprio debito è tutelabile nel termine di tre anni dall’omologa del piano del consumatore, dovendo poi lasciare il passo all’efficacia conformativa del piano stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 26 Luglio 2017.


Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Riferito indistintamente all’intero nucleo familiare – Inammissibilità – Sussiste – Necessità di fissazione di udienza – Esclusione.
La proposta di un piano del consumatore “di gruppo” o “relativo al nucleo familiare” non può trovare accoglimento in mancanza di idonea divisione delle masse patrimoniali attive e passive.
La mancanza, nel piano del consumatore, dei requisiti formali di cui agli artt.7, 8 e 9 e quelli sostanziali di cui all’art.12 bis, comma 3, L.3/2012, implica la declaratoria di inammissibilità senza necessità di fissare l’udienza ex art.12 bis, comma 1, L.3/2012, la cui funzione è quella di instaurare un contraddittorio su un piano che presenti i requisiti formali e sostanziali di ammissibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 25 Luglio 2017.


Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Finanziamenti garantiti da cessione del quinto dello stipendio e da delega di pagamento del “doppio” quinto.
Il sovraindebitato è dipendente pubblico, che nel 2008 aveva contratto, per esigenze familiari, finanziamenti con ammortamento pluriennale, le cui rate erano compatibili con il reddito familiare. Successivamente la moglie aveva subito un incidente stradale, con conseguenze psicofisiche diventate croniche. Spese per motivi di salute, perdita del reddito della signora, rinnovo dei finanziamenti (con aggravio di commissioni), di cui uno assistito dalla cessione del quinto dello stipendio ed un altro da delega di pagamento di ulteriore quinto. A fine 2015 fu depositato ricorso per accedere alla procedura di sovraindebitamento.

A maggio 2017 omologa: “la natura concorsuale del procedimento e la necessità di applicare la parità di trattamento ai creditori renderebbe incoerente, dal punto di vista sistematico, non assoggettare anche il cessionario del quinto ad un’eventuale riformulazione dell’adempimento al pari degli altri creditori chirografari”. (Giovanni Matteucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Grosseto, 09 Maggio 2017.


Crisi da sovraindebitamento - Deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione - Fissazione di un termine - Necessità.
Al fine di fare in modo che il piano o la proposta consenta in primo luogo la soddisfazione dei crediti sorti in occasione o in funzione del procedimento ed il procrastinarsi sine die della procedura, è necessario fissare un termine per il deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 25 Marzo 2017.


Sovraindebitamento - Valutazione di convenienza - Attestazione - Riduzione del valore per effetto delle procedure di liquidazione.
Pur essendo il vaglio del giudice, in ordine alla convenienza del piano rispetto alla soluzione liquidatoria, rimesso alla fase di opposizione del creditore, appare opportuno che l’attestazione tenga presente la probabile riduzione dell’importo del valore di stima che solitamente si verifica nell’ambito delle procedure di espropriazione forzata individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 13 Dicembre 2016.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Meritevolezza – Diniego dell’omologazione.
Va negata l’omologazione del piano del consumatore, difettando il requisito della meritevolezza, nell’ipotesi in cui la crisi da sovraindebitamento sia stata originata dalla scelta di prestare fideiussione ad un mutuo contratto dal marito per importi sproporzionati alle proprie sostanze. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 12 Dicembre 2016.


Omologa piano del consumatore - Definizione di consumatore - Incapienza dei beni immobili ipotecati e moratoria.
Il sovraindebitato è consumatore ai sensi dell’art.6 L.n.3/2012 quando ha sottoscritto un mutuo ipotecario per supportare il coniuge imprenditore individuale nella gestione finanziaria di impresa, senza avere mai partecipato alla gestione della stessa. (Monica Montanari) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 19 Novembre 2016.


Procedure concorsuali - Falcidia dell’Iva - Sovraindebitamento - Natura sostanziale della norma che vieta la falcidia dell’Iva - Esclusione.
L'art. 7 della legge n. 3 del 2012 (sovraindebitamento) non ha carattere “sostanziale”, ma esclusivamente “procedimentale” in quanto la disposizione si trova inserita nell'art. 7, il quale si riferisce esclusivamente al piano dell'accordo di composizione dei debiti di cui all'art. 10 ed al piano del consumatore di cui all’art. 12-bis, ma non connota anche la liquidazione dei beni (piccolo fallimento) di cui all'art. 14-ter. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 30 Settembre 2016.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Indebitamento non volontario – Debiti per mancato pagamento delle rate del mutuo – Piano del consumatore con garanzia al mantenimento della moglie-debitrice prestata dal marito – Mantenimento della proprietà della casa di abitazione come bene essenziale – Istanza di sospensione delle procedura esecutiva immobiliare ex art. 12 bis comma 2 legge n. 3/2012 – Ammissibilità – Omologazione del piano.
È omologabile il piano del consumatore derivante da un sovraindebitamento non volontariamente provocato dalla debitrice, per il venir veno dell’apporto della sua famiglia al pagamento delle rate del mutuo.

Risulta omologabile il piano del consumatore in cui è acquisito l’impegno del marito al pagamento di una somma per il mantenimento della moglie-debitrice, in modo che parte dello stipendio della stessa possa essere destinato all’adempimento della proposta prevista nel piano.

È omologabile il piano del consumatore che preveda una cifra inferiore rispetto a quella che sarebbe spettata alla banca ove fosse proseguito il contratto di mutuo. Il sacrificio richiesto al creditore con l’omologazione del piano è certo, ma nello stesso tempo inferiore rispetto a quello che deriverebbe dalla vendita dell’immobile ipotecato. Tale sacrificio, inoltre, risulta conforme alla finalità della legge sul sovraindebitamento, finalità che consiste nel permettere ai debitori non fallibili di uscire dalla loro crisi, ricollegandoli nell’alveo dell’economia palese, senza il rischio di cadere nell’usura e cercando di mantenere la proprietà dei beni essenziali come la casa di abitazione. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 20 Luglio 2016.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Sospensione delle procedura esecutiva immobiliare ex art. 12 bis comma 2 legge n. 3/2012 – Ammissibilità .
In seguito alla presentazione di una proposta di accordo per la composizione della crisi da sovraindebitamento (piano del consumatore) conforme al disposto di cui agli artt. 7, 8 e 9 della L. 3/2012, può essere accolta la richiesta di sospensione della procedura esecutiva relativa all’immobile del debitore, in quanto la prosecuzione di tale procedura renderebbe inutile il piano prospettato dal consumatore. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 14 Giugno 2016.


Sovraindebitamento - Consumatore - Nozione - Obbligazioni contratte nell'esercizio dell'attività di impresa o professionale - Trattamento di tributi, iva e ritenute.
La nozione di consumatore di cui alla legge 27 gennaio 2012 n. 3, secondo la quale deve ritenersi tale esclusivamente il debitore persona fisica che abbia contratto obbligazioni per far fronte ad esigenze personali o familiari o comunque derivanti dall'estrinsecazione della propria personalità, non esclude coloro che esercitino o abbiano esercitato attività di impresa o professionale purché, al momento della presentazione del piano, non residuino obbligazioni assunte nell'esercizio di dette attività. A detta limitazione fanno eccezione i debiti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo (tributi costituenti risorse proprie dell'Unione Europea, imposta sul valore aggiunto e ritenute operate e non versate), i quali debbono essere pagati in quanto tali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2016, n. 1869.


Sovraindebitamento – Presentazione del ricorso di ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento – Istanza di sospensione delle azioni esecutive individuali ai sensi dell’art. 10, comma 2, lettera c), legge n. 3/2012 – Ammissibilità.
A seguito di presentazione del ricorso di ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento con contestuale istanza di sospensione delle azioni esecutive individuali, il giudice, con la fissazione dell’udienza di omologazione, dispone che, sino al momento in cui il provvedimento diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili. (Letterio Stracuzzi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Dicembre 2015.


Sovraindebitamento - Debiti derivanti dalla necessità di aiutare un familiare affetto da deficit psichici - Morosità di inquilini e azioni esecutive in danno della moglie comproprietaria - Assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere - Esclusione.
Qualora l'indebitamento sia stato provocato dalla necessità di aiutare il figlio affetto da deficit psichici, dal mancato incasso di crediti dovuto a morosità di inquilini nonché dall'azione esecutiva in danno della moglie comproprietaria, è possibile escludere che il debitore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08 Maggio 2015.


Sovraindebitamento - Piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal consumatore - Valutazione del giudice - Oggetto - Valutazione svincolata dal raggiungimento di un accordo con i creditori

Sovraindebitamento - Nozione di consumatore - Persona fisica che abbia assunto obbligazioni per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale - Oggetto della verifica del giudice

Consumatore - Nozione e individuazione - Negozi di garanzia - Qualità del debitore principale - Rilevanza - Soggetto gravato da obbligazioni derivanti da garanzie personali rese nell'interesse di un'impresa - Accesso alla procedura di sovraindebitamento del consumatore - Esclusione
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L’art. 12 bis della legge 27 gennaio 2012, n. 3 ha previsto che l’omologa del piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal consumatore abbia luogo per effetto di una valutazione espressa dal giudice svincolata dal raggiungimento di un accordo con i creditori o parte di essi; il giudice, infatti, deve valutare sia la sussistenza dei requisiti previsti dagli artt. 7, 8 e 9, sia l’assenza di atti in frode ai creditori, la fattibilità del piano e l’idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, la meritevolezza soggettiva del consumatore (che non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o determinando colposamente lo stato di indebitamento) ed, in caso di contestazioni sulla convenienza, che il piano proposto consenta la possibilità di soddisfazione del credito in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria. La specifica finalità di tutela del consumatore giustifica pertanto un più intenso intervento valutativo del giudice a fronte della voluta assenza di un consenso dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai sensi del secondo comma lett. b), è ‘consumatore’ solo quel debitore che sia persona fisica e che abbia assunto obbligazioni ‘esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta’. La definizione ricalca sostanzialmente quella di cui all’art. 3 del codice del consumo (dlgs 206/2005), di matrice in gran parte comunitaria, ove lo scopo dell’attività svolta dal soggetto eventualmente destinatario di tutela è il fulcro che orienta l’interpretazione delle norme. Al fine dell’individuazione del ‘consumatore’, il giudice dovrà, pertanto, verificare le modalità dell’atto concluso, le forme utilizzate, le circostanze di tempo e di luogo di esso allo scopo di verificare se l’oggetto dell’attività possa ritenersi destinato al soddisfacimento di bisogni inerenti la sfera privata, personale o familiare; solo, infatti, il soggetto che con determinati atti soddisfi bisogni di carattere personale o familiare può essere considerato consumatore, meritevole di una particolare attenzione normativa, e non invece colui che pur agendo al di fuori della propria attività professionale agisca in vista di scopi ad essa comunque connessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Come ormai costantemente affermato dalla giurisprudenza della Corte Europea e della Corte di cassazione in materia di rapporti bancari (per tutte Cass. 25212/2011), ai fini dell’individuazione del soggetto che deve rivestire la qualità di consumatore, si applica il principio secondo il quale la qualità del debitore principale attrae quella del fideiussore. Conseguentemente, non può essere ammesso al beneficio del sovraindebitamento il soggetto gravato da obbligazioni derivanti anche e soprattutto dalla prestazione di garanzie personali (nella specie fideiussioni) nell'interesse di società esercente attività di impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 12 Dicembre 2014.


Piano del consumatore - Liquidazione anteriore alla omologazione - Legittimità - Condizioni.
Non osta alla omologazione del piano del consumatore di cui all'articolo 12 bis della legge 27 gennaio 2012, n. 3 la circostanza che l'unico bene venga venduto prima dell'omologa, del formale inizio della fase esecutiva, se la vendita abbia avuto luogo nei termini temporali ed economici indicati della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 16 Settembre 2014.


Sovraindebitamento - Opposizione - Potere del giudice di omologare il piano qualora lo ritenga più conveniente.
Ai sensi dell'articolo 12 bis, comma 4, della legge n. 3 del 2012, qualora un creditore dovesse contestare la convenienza del piano, il giudice lo può comunque omologare se ritiene che il credito possa essere soddisfatto dall'esecuzione del piano in misura non inferiore rispetto alla liquidazione dei beni attraverso l'espropriazione individuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 14 Agosto 2014.


Piano del consumatore – Decreto di omologa – Sovraindebitamento – Accordi antecedenti tra creditore e consumatore – Pignoramento..
Il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo. Gli accordi (cessione di credito) stipulati anteriormente all’apertura della procedura non risultano vincolanti in quanto, se così non fosse, questi stessi impedirebbero l’accesso alla procedura. (Pier Francesco Marcucci) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 27 Dicembre 2013.