CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 2 Accordo di composizione della crisi

Art. 12

Omologazione dell'accordo
TESTO A FRONTE

1. Se l'accordo é raggiunto, l'organismo di composizione della crisi trasmette a tutti i creditori una relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della percentuale di cui all'articolo 11, comma 2, allegando il testo dell'accordo stesso. Nei dieci giorni successivi al ricevimento della relazione, i creditori possono sollevare le eventuali contestazioni. Decorso tale ultimo termine, l'organismo di composizione della crisi trasmette al giudice la relazione, allegando le contestazioni ricevute, nonché un'attestazione definitiva sulla fattibilità del piano.

2. Il giudice omologa l'accordo e ne dispone l'immediata pubblicazione utilizzando tutte le forme di cui all'articolo 10, comma 2, quando, risolta ogni altra contestazione, ha verificato il raggiungimento della percentuale di cui all'articolo 11, comma 2, e l'idoneita' del piano ad assicurare il pagamento integrale dei crediti impignorabili, nonche' dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo. Quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la convenienza dell'accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il credito puo' essere soddisfatto dall'esecuzione dello stesso in misura non inferiore all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla sezione seconda. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

3. L'accordo omologato e' obbligatorio per tutti i creditori anteriori al momento in cui e' stata eseguita la pubblicita' di cui all'articolo 10, comma 2. I creditori con causa o titolo posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.

3-bis. L'omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione della proposta.

4. Gli effetti di cui al comma 3 vengono meno in caso di risoluzione dell'accordo o di mancato pagamento dei crediti impignorabili, nonche' dei crediti di cui all'articolo 7, comma 1, terzo periodo. L'accertamento del mancato pagamento di tali crediti e' chiesto al tribunale con ricorso da decidere in camera di consiglio, ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo, anche avverso il provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio non puo' far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

5. La sentenza di fallimento pronunciata a carico del debitore risolve l'accordo. Gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione dell'accordo omologato non sono soggetti all'azione revocatoria di cui all'articolo 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. A seguito della sentenza che dichiara il fallimento, i crediti derivanti da finanziamenti effettuati in esecuzione o in funzione dell'accordo omologato sono prededucibili a norma dell'articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.



________________

(1) Articolo modificato dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.

GIURISPRUDENZA

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Giudizio del giudice in sede di omologa – Ambito oggettivo – Convenienza economica – Esclusione – Condizioni

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Attestazione del Gestore della Crisi – Oggetto
.
Non essendo stata proposta alcuna opposizione da parte dei creditori concorsuali, la valutazione cui il giudice delegato è chiamato non può riguardare la convenienza della proposta di soddisfacimento rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione concorsuale del patrimonio del debitore, poiché il relativo giudizio è riservato ai creditori concorsuali; il giudice è pertanto chiamato a valutare, in questa sede, esclusivamente la legittimità del procedimento, anche dal punto di vista della logicità, completezza e coerenza della relazione attestativa del professionista OCC, nonché la fattibilità del piano sottostante alla proposta di accordo.

L’ambito dell’attestazione cui è tenuto il gestore della crisi riguarda esclusivamente  l’esistenza e consistenza dei beni sui quali si impernia il piano sottostante agli accordi, nonchè l’attuabilità degli accordi stessi, intesa come adeguatezza dei beni e risorse a consentire il rispetto degli accordi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 11 Ottobre 2020.


Onere probatorio della meritevolezza del consumatore – Riparto della prova – Fatto costitutivo formulato in termini negativi da provare tramite dimostrazione del fatto positivo contrario – Inammissibilità della probatio diabolica – Principio del più probabile che non o principio probabilistico

Creditori parti della procedura di piano del consumatore – Accertamento endo-procedurale dei crediti ed effetti del giudicato ivi formatosi – Iniziative giudiziarie ordinarie dei creditori esclusi – Effetti sul prosieguo della procedura dell’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria

Creditori estranei alla procedura – Grado di imputabilità al sovra-indebitato dell'estromissione di creditori legittimati a partecipare alla procedura – Effetti sul prosieguo della procedura – Revoca ed eventuale riproposizione di altra procedura, od esecuzione di piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale

Variazioni soggettive nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione – Rilevanza della cessione del credito sul prosieguo della procedura – Legittimazione alla partecipazione alla procedura – Individuazione del soggetto nei cui confronti deve essere eseguito il pagamento previsto dal piano del consumatore

Principio della par condicio creditorum – Inammissibilità di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito del ricorso – Rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avverso il medesimo sovra-indebitato – Modalità di calcolo dell’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano
.
In base al principio negativa non sunt probanda la Legge, pure prevedendo a livello sostanziale un fatto costitutivo del diritto del consumatore all’omologazione del piano formulato in termini negativi (inesistenza di requisiti di immeritevolezza del consumatore), pone a livello processuale a carico del consumatore un onere probatorio del medesimo fatto costitutivo da interpretarsi in termini positivi cioè tramite dimostrazione del fatto positivo contrario incompatibile con l’esistenza del fatto negativo indicato dalla norma (dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di meritevolezza del consumatore ovvero di avere gestito diligentemente il proprio patrimonio sino alla data del deposito della proposta di piano del consumatore).

La dimostrazione della diligenza del consumatore richiede la verifica del rapporto tra l’attivo liquido o comunque liquidabile disponibile in capo al consumatore (tenuto conto anche delle entrate future), da un lato, l’importo ed i termini di pagamento delle obbligazioni assunte, dall’altro lato.
La verifica del rapporto tra attivo disponibile e obbligazioni assunte deve svolgersi secondo i canoni che presiedono l’accertamento probatorio nell’ordinamento processuale civile, ovvero l’inammissibilità della probatio diabolica ed il principio del più probabile che non o principio probabilistico.

Il consumatore ai fini dell’omologazione del piano deve dimostrare che la maggioranza dell’esposizione debitoria per cui è promossa la procedura del piano del consumatore (con esclusione delle spese di accesso alla procedura) è stata contratta quando, in ragione del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti alla medesima data e le risorse attive allora disponibili in capo al consumatore (tenendosi conto dell’attivo liquido e liquidabile nonché delle prevedibili entrate future), nel prosieguo dei rapporti obbligatori era più probabile l’adempimento integrale e tempestivo delle obbligazioni piuttosto che l’incapienza dell’attivo del consumatore.

I medesimi principi trovano applicazione anche rispetto alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

La procedura di piano del consumatore ha ad oggetto tutti i crediti nei confronti del sovra-indebitato sussistenti alla data del deposito della proposta oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge sino alla data in cui la proposta prevede il pagamento del credito.

I creditori che sono parti della procedura di piano del consumatore possono essere ricondotti a due categorie: i creditori nei cui confronti il gestore della crisi effettua almeno trenta giorni prima dell’udienza di comparizione la comunicazione della proposta di piano del consumatore e del decreto di fissazione dell’udienza, i quali possono costituirsi nella procedura entro la data dell’udienza; i creditori nei cui confronti non viene effettuata nei termini di Legge la comunicazione della proposta e del decreto di fissazione dell’udienza, ma che si costituiscono nella procedura entro la data dell’udienza.

I creditori esclusi sono i creditori parti della procedura di piano del consumatore il cui credito riferito al periodo anteriore al deposito della proposta viene escluso in tutto od in parte dal decreto di omologazione pronunciato dal Giudice della procedura.

L’accertamento dei crediti (dei creditori parti della procedura) nella procedura di piano del consumatore deve essere ricostruito come segue.
La proposta di piano del consumatore indica l’importo dei singoli crediti.
I creditori che si costituiscono nella procedura di piano del consumatore possono documentare che l’importo dei crediti propri od altrui è diverso (maggiore o minore) rispetto a quello indicato nella proposta.
Il Giudice accerta l’importo dei crediti, eventualmente ricorrendo ai poteri istruttori d’ufficio.
Qualora il Giudice accerta l’importo dei crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta, il Giudice assegna al ricorrente termine di quindici giorni affinché la proposta sia modificata assicurando ai creditori soddisfazione equivalente a quella che gli stessi avrebbero ricevuto se l’importo dei crediti fosse stato indicato nella proposta come successivamente accertato dal Giudice.
Qualora la proposta di piano del consumatore venga modificata correttamente, il Giudice procede all’omologazione del piano senza riconvocazione delle parti.
Il decreto di omologazione può essere impugnato dalle parti (tramite reclamo innanzi al Tribunale in composizione collegiale e successivamente tramite ricorso innanzi alla Corte di Cassazione) anche per quanto riguarda l’accertamento dell’importo dei crediti.
La cognizione del Giudice della procedura (o dei Giudici dei successivi gradi di giudizio) circa l’importo dei crediti ha natura sommaria, conseguendone che non può formarsi alcuno giudicato sull’importo dei crediti con effetti al di fuori della specifica procedura (la formazione del giudicato riguarda invece la falcidia dei crediti sul quantum ammesso alla procedura, anche rispetto all’importo del pagamento da effettuare dal sovra-indebitato ai fini della loro estinzione, e la sussistenza dei requisiti necessari per l’omologazione del piano ivi compresa la soddisfazione minima dei creditori prelazionari).

I creditori esclusi (oppure il sovra-indebitato) possono proseguire o promuovere azioni di cognizione ordinaria esterne alla procedura per l’accertamento dei crediti in misura diversa da quella contenuta nel piano del consumatore omologato.
Qualora in sede di cognizione ordinaria il credito venga accertato in misura maggiore rispetto a quella contenuta nel piano del consumatore omologato si verifica quanto segue.
Il piano del consumatore omologato e non ancora eseguito completamente cessa i suoi effetti (come accertabile dal Giudice della procedura con pronuncia dichiarativa) ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del credito precedentemente escluso accertato in sede di cognizione ordinaria e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.
Qualora invece il piano del consumatore omologato sia già stato eseguito completamente l’accertamento del credito in misura maggiore in sede di cognizione ordinaria comporta che non si verifica alcuno effetto esdebitatorio rispetto alla parte di credito esclusa dal piano.

La disciplina normativa riferita alla procedura di piano del consumatore in punto di accertamento dei crediti, modifica del piano nell’ipotesi di accertamento endo-proceduale dei crediti dei creditori parti della procedura in misura diversa da quella indicata nella proposta, rapporto tra cognizione endo-procedurale e cognizione ordinaria esterna alla procedura, è analoga a quella prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore (salvo limitate differenze concernenti l’assenza dell’udienza di comparizione delle parti, e la modifica dei termini per le contestazioni dei creditori e la correzione del piano da parte del consumatore successivamente alla decisione del Giudice della procedura che ammette i crediti in misura diversa da quella indicata nella proposta).

I creditori estranei sono i titolari di crediti anteriori al deposito della proposta i quali tuttavia non sono parti della procedura di piano del consumatore (poiché non convocati nei termini di Legge e non costituiti).

Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato, la proposta ammessa dal Giudice diviene improcedibile oppure il piano del consumatore omologato cessa i propri effetti (come accertabile dal Giudice d’ufficio tramite pronuncia dichiarativa), ed il consumatore può avviare un’ulteriore procedura di piano del consumatore tramite il deposito di nuova proposta comprensiva anche del creditore estraneo e degli ulteriori crediti eventualmente sorti nei confronti del sovra-indebitato tra la data della proposta originaria e la data in cui viene depositata la nuova proposta di piano.

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, il Giudice ad istanza dei creditori dichiara improcedibile la proposta ammessa oppure dichiara la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (conseguendone altresì l’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).

Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve il procedimento prosegue tramite la formazione ovvero l’esecuzione di un piano del consumatore precario ad esdebitazione parziale.
Il piano del consumatore è precario in quanto il creditore estraneo può promuovere espropriazione forzata sui beni del sovra-indebitato di cui all’attivo conferito per l’esecuzione del piano, conseguendone la possibilità che il sovra-indebitato non sia più in grado di eseguire il piano e quindi la dichiarazione di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore (oltre all’inammissibilità di ulteriori proposte di piano del consumatore).
Il piano del consumatore è ad esdebitazione parziale in quanto la sua compiuta esecuzione conforme al contenuto del piano comporta l’estinzione dell’esposizione debitoria sussistente alla data del deposito del ricorso nei confronti dei creditori che siano stati parte del piano, rimanendo invece priva di effetti rispetto ai creditori estranei.

La disciplina normativa in punto di creditori estranei subisce rilevanti modifiche nella procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Qualora la presenza di creditori estranei non sia imputabile al sovra-indebitato oppure sia imputabile al sovra-indebitato per colpa lieve, viene revocata d’ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed il consumatore ha la possibilità di proporre nuova procedura di ristrutturazione comprensiva di tutti i debiti maturati nelle more.
Qualora la presenza di creditori estranei sia imputabile al sovra-indebitato per dolo o colpa grave, viene revocata d'ufficio l'omologazione (o viene dichiarata d'ufficio improcedibile la proposta ammessa), ed al consumatore è preclusa la proposizione di nuova procedura di ristrutturazione.

I creditori che devono divenire parti della procedura di piano del consumatore, ai quali cioè il gestore della crisi deve comunicare il ricorso ed il provvedimento che ammette la proposta, sono costituiti dai titolari dei crediti alla data del deposito del ricorso.

Le eventuali variazioni nella titolarità dei crediti derivanti da atti di cessione successivi alla data di deposito del ricorso comportano il prosieguo della procedura nei confronti dei titolari originari dei crediti, mentre i cessionari sopravvenuti possono intervenire nella procedura e sono comunque vincolati all’eventuale provvedimento di omologazione.

L’adempimento del piano del consumatore deve essere effettuato nei confronti del cessionario del credito, anche se non intervenuto nella procedura, qualora la cessione sia stata notificata al ricorrente o comunque il ricorrente sia a conoscenza della variazione soggettiva nella titolarità del credito.

La procedura di piano del consumatore, quale procedura concorsuale volta alla composizione dell’esposizione debitoria del ricorrente nei confronti della massa creditoria, è soggetta al principio della par condicio creditorum e cioè di parità di trattamento dei creditori.

In data successiva a quella di deposito del ricorso non sono ammessi pagamenti particolari a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori, ivi compresi i pagamenti previsti da pregressi accordi di cessioni del quinto intercorsi tra il consumatore ed il singolo creditore (gli effetti degli accordi di cessione del quinto sono sospesi dalla data di deposito del ricorso, ed in ragione dell’esito della procedura, alternativamente, viene meno la sospensione degli effetti degli accordi di cessione del quinto, e quindi riprendono i versamenti rateali a saldo del credito pregresso, alla data in cui la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato, oppure gli accordi di cessione del quinto si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione).

L’unica eccezione all’inammissibilità di pagamenti particolari successivi alla data di deposito del ricorso (a favore dei soggetti titolari di crediti anteriori) è costituita dai pagamenti eseguiti nelle procedure esecutive non sospese dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore (o comunque sino alla sospensione disposta dal Giudice della procedura di sovra-indebitamento con il provvedimento di ammissione della procedura di piano del consumatore).
In ogni caso deve evidenziarsi quanto segue rispetto al rapporto tra procedura di piano del consumatore e procedure esecutive pendenti avvero il medesimo sovra-indebitato: il provvedimento di omologazione non passato in giudicato determina la sospensione delle procedure esecutive promosse dai creditori anteriori al deposito del ricorso oppure dai creditori posteriori sui beni conferiti all’attivo della procedura; la sospensione delle medesime procedure esecutive viene meno ed esse riprendono il loro corso ordinario qualora la procedura si conclude con provvedimento di inammissibilità, improcedibilità o rigetto dell’omologazione ancorché non passato in giudicato; le medesime procedure esecutive si estinguono alla data del passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione.

Qualora il piano del consumatore venga omologato con provvedimento passato in giudicato, l’importo dei crediti su cui deve essere computata la percentuale di pagamento prevista dal piano (e quindi la somma da corrispondersi ai creditori in esecuzione del piano) è quello esistente alla data del deposito del ricorso, mentre i pagamenti particolari eseguiti successivamente al deposito del ricorso devono essere imputati alla somma da corrispondersi al medesimo creditore in esecuzione del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 22 Aprile 2020.


Piano del consumatore in corso di omologa – Richiesta di sospensione dei termini di decorrenza del piano, in caso di omologazione, ai sensi dell’art. 13 co 4 ter legge 3/2012.
Sussistono i presupposti di legge della sospensione della decorrenza del piano del consumatore, con istanza formulata nelle more della omologazione, dovendosi ritenere accoglibile l’istanza motivata sull'impossibilità sopravvenuta dell'esatto adempimento nei termini proposti (situazione collegata a messa in cassa interazione del consumatore proponente il piano per effetto della normativa contenuta nel c.d. decreto “Cura Italia). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03 Aprile 2020.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento rateizzato del credito ipotecario – Non omologabilità – Fattispecie

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole – Non omologabilità
.
Non è omologabile il piano del consumatore che preveda il pagamento rateizzato del credito ipotecario nell’arco di 14 anni dalla omologa senza che sia prevista la liquidazione dei beni sui quali sussiste la causa di prelazione, per contrasto con la statuizione di cui all’art. 8 co. 4 della legge n. 3/2012.

Non può essere omologato un piano del consumatore che preveda il pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole (ciò che attiene alla valutazione in ordine alla fattibilità del piano: v. art. 8 co. 2 l. cit.) e che, in mancanza di una espressa previsione di legge, deve ritenersi che non possa, almeno di regola, superare il quinquennio (nel caso di specie era previsto un pagamento rateizzato del debito ipotecario nell’arco temporale di 14 anni dalla omologazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 02 Maggio 2019.


Esercizio del voto per il credito erariale – Natura dell’attività di esercizio del voto – Ente competente – Organo preposto all’esercizio del voto – Natura non vincolante delle circolari interpretative della Pubblica Amministrazione

Procedimento di accordo di composizione della crisi – Declaratoria di improcedibilità a seguito dell’accertamento, svolto all’udienza di comparizione delle parti, della mancata approvazione della proposta da parte della massa creditoria – Regime di impugnazione del provvedimento
.
L’espressione del voto nelle procedure di accordo di composizione della crisi costituisce attività di amministrazione del tributo ed esula dalla mera riscossione dello stesso.  

L’Agenzia delle Entrate ha legittimazione al voto rispetto alla generalità dei tributi, ed il voto viene espresso per il tramite della Direzione Provinciale territorialmente competente avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

L’Inps ha legittimazione al voto rispetto agli importi a titolo di contributi previdenziali, ed il voto viene espresso tramite le Filiali Metropolitane, o Direzioni Provinciali, o Filiali Provinciali territorialmente competenti avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha legittimazione al voto rispetto agli importi a titolo di oneri della riscossione, ed il voto viene espresso per il tramite dell’Area territoriale competente avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

La circolare n. 16/2018 del 23.07.2018 dell’Agenzia delle Entrate, Divisione Contribuenti, la quale nelle procedure di accordo di composizione della crisi attribuisce legittimazione al voto all’Agenzia delle Entrate per i tributi non ancora iscritti a ruolo ed all’Agenzia delle Entrate Riscossione per i tributi iscritti a ruolo, costituisce circolare meramente interpretativa che deve essere disattesa dal Giudice, in quanto in contrasto con la Legge ed in specie con la volontà legislativa in punto di riparto di competenza tra gli enti di cui si compone lo Stato, oltre che irragionevole poiché crea regimi differenziati di legittimazione al voto per il credito erariale tra le procedure di accordo di composizione della crisi e le procedure di concordato preventivo.

Qualora ad esito dell’udienza di comparizione del sovraindebitato e dei creditori la proposta non risulti approvata dalla massa creditoria, il Giudice deve pronunciare declaratoria di improcedibilità.

La pronuncia di improcedibilità è impugnabile ai sensi all’art. 12 co. 2 quarto periodo Legge 3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 09 Aprile 2019.


Finalità della procedura di accordo di composizione della crisi – Principio della domanda e della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato – Limiti temporali di rilevanza dei crediti – Crediti sorti tra il deposito della domanda ed il provvedimento di ammissione della procedura

Accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi – Interpretazione per analogia legis dalla disciplina del concordato preventivo – Forme processuali, oneri della parti, e poteri del Giudice – Limiti del giudicato interno

Effetti sulla formazione dell’accordo dell’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima – Interpretazione per analogia iuris dal principio di buona fede contrattuale – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Assegnazione da parte del Giudice del termine per la modifica unilaterale dell’accordo

Accertamento dei crediti nell’ambito di giudizi esterni alla procedura di accordo di composizione della crisi – Mancata interruzione dei giudizi in corso – Promozione di nuove azioni successivamente al deposito della proposta od all’omologazione dell’accordo – Azioni ammissibili

Effetti sul prosieguo dell’esecuzione dell’accordo della decisione a cognizione piena del Giudice nell’ambito di giudizio esterno alla procedura che riconosca l’esistenza del credito in misura diversa rispetto a quella ammessa, oppure che riconosca l’esistenza di credito escluso dalla procedura – Sospensione dell’efficacia dell’accordo e ripresa delle azioni esecutive – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Novazione dell’accordo originario qualora non sia possibile la soddisfazione equivalente della massa creditoria

Esecuzione dei provvedimenti pronunciati dal Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi in pendenza dei termini di impugnazione – Impugnazione dei provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiate in sede di reclamo avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi – Carattere decisorio e definitivo dei provvedimenti – Ammissibilità del ricorso innanzi alla Corte di Cassazione

Natura giuridica sostanziale dell’organismo di gestione dell’accordo – Titolarità del diritto di gestione dei beni conferiti all’attivo della procedura – Posizione processuale dell’organismo di gestione dell’accordo – Facoltà di intervento nelle impugnazioni avverso i provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiale ad esito del reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo – Litisconsorzio necessario nelle azioni giudiziarie di condanna o accertamento del credito esterne alla procedura

Termine finale di durata dell’accordo di composizione della crisi – Effetti esdebitatori dell’esecuzione completa dell’accordo in conformità al suo contenuto – Risoluzione dell’accordo – Compimento del termine finale dell’accordo inadempiuto in assenza di risoluzione

Crediti derivanti da operazioni di finanziamento connesse a cessioni del quinto o deleghe di pagamento – Ammissibilità della falcidia – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria

Principio della par condicio creditorum e cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data di presentazione della domanda di accesso alla procedura – Esclusione di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi – Conseguenze rispetto ai crediti pregressi esigibili e non esigibili – Inopponibilità delle pregresse cessioni del quinto o deleghe di pagamento

Approvazione da parte della massa creditoria della proposta di accordo di composizione della crisi – Creditori esclusi dal voto – Posizione del gestore della crisi e del difensore del sovra-indebitato

Contestazioni dell’accordo da parte dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti – Ammissibilità delle contestazioni svolte in sede di dichiarazione di voto
.
La domanda avanzata dal sovra-indebitato con il deposito della proposta di accordo consiste nella richiesta di composizione dell’esposizione debitoria sussistente alla data della domanda medesima. Il Giudice deve pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti della stessa, e quindi l’accertamento dell’esposizione debitoria del proponente è al contempo estesa e limitata a tutti i debiti sussistenti alla data del deposito della domanda.

La ratio della Legge 3/2012 quanto alla proposta di accordo di composizione della crisi è quella di permettere al soggetto che versi in una situazione di sovra-indebitamento ad una data determinata il superamento della stessa, tramite la conclusione di un accordo con i creditori in cui viene previsto il pagamento dilazionato o ridotto dei crediti e la successiva estinzione dell’intera esposizione debitoria sussistente alla data della proposta di accordo con il pagamento dei crediti in conformità al contenuto dell’accordo medesimo.

La procedura di accordo di composizione della crisi, e conseguentemente l’accertamento dell’esposizione debitoria del sovra-indebitato all’interno della procedura, hanno ad oggetto tutti i debiti del sovra-indebitato alla data di deposito della domanda, oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge dalla data della domanda sino alla data in cui la proposta prevede la soddisfazione del credito.

I soggetti titolari di crediti sorti tra la data della domanda e il provvedimento di ammissione della procedura costituiscono una categoria particolare di creditori i quali non sono vincolati dall’accordo e possono agire esecutivamente sui beni di cui all’attivo conferito per la soddisfazione dell’onere dell’accordo.

La disciplina relativa all’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi deve essere ricavata per analogia legis dalla normativa della procedura di concordato preventivo, e si compone di plurime fasi:
-I creditori tramite la dichiarazione di voto devono contestare l’importo del loro credito come espresso nella proposta, indicando e documentando l’importo specifico delle loro pretese creditorie.
-L’udienza di comparizione delle parti prevede i seguenti incombenti.
Il gestore della crisi deve illustrare il contenuto delle dichiarazioni di voto, nonché le percentuali di voti positivi e negativi secondo gli importi dei crediti indicati nella proposta e secondo gli importi dei crediti rettificati dai creditori votanti.
Qualora i voti favorevoli computati secondo gli importi della proposta originaria siano pari o superiori al 60%, con conseguente formazione della maggioranza di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, il Giudice dispone che il gestore della crisi invii alle parti (creditore e sovra-indebitato) la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della percentuale dei voti favorevoli necessaria per l’approvazione della proposta.
-Il gestore della crisi, successivamente alla data dell’udienza, invia alle parti la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento (o mancato raggiungimento) della percentuale di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, nella duplice ipotesi di ammissione dei crediti negli importi indicati dal debitore in sede di proposta oppure come rettificati dai creditori nelle dichiarazioni di voto.
-Le parti della procedura, entro dieci giorni dal ricevimento della relazione del gestore della crisi, possono sollevare contestazioni sull’importo dei crediti. Il soggetto sovra-indebitato può contestare anche tramite produzioni documentali le rettifiche dei crediti come indicate dai creditori all’atto dell’espressione del voto. I singoli creditori possono contestare anche tramite produzioni documentali gli importi dei crediti degli altri creditori come indicati nella proposta originaria dal debitore oppure come rettificati dagli altri creditori all’atto della loro dichiarazione di voto. Non sono ammesse rettifiche da parte dei creditori del loro credito ulteriori e diverse rispetto a quanto indicato e documentato in sede di dichiarazione di voto.
-Il gestore della crisi, decorsi dieci giorni dalla trasmissione della relazione alle parti, trasmette al Giudice la medesima relazione, le contestazioni provenienti dalle parti, e l’attestazione sulla fattibilità della proposta in base all’importo dei crediti indicati dal sovra-indebitato nella proposta originaria.
-Il Giudice assume la decisione sugli importi dei crediti ammessi.

Il riparto dell’onere probatorio prevede che il creditore debba dimostrare il maggiore importo del suo credito rispetto a quello indicato nella proposta del sovra-indebitato.
Il Giudice ha poteri istruttori d’ufficio nei limiti dei fatti allegati dalle parti e purché preesistano altri mezzi istruttori (o comunque richieste istruttorie) meritevoli dell’integrazione affidata alle prove ufficiose.

La cognizione del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi rispetto all’importo dei crediti da ammettere alla procedura ha natura sommaria.
La formazione del giudicato nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi (per l’ipotesi di definitività del decreto di omologazione) è limitata all’esistenza dell’accordo tra le parti, alla percentuale di soddisfazione dei creditori, al grado di prelazione dei crediti, al rispetto del limite minimo di Legge di soddisfazione dei crediti prelazionari in misura non inferiore a quella derivante dalla liquidazione dei beni gravati da prelazione. Il giudicato non si estende invece all’accertamento dell’importo dei crediti.

La disciplina relativa agli effetti sulla formazione dell’accordo tra il sovra-indebitato e la massa creditoria dell’accertamento dei crediti da parte del Giudice della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta, ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima, deve essere ricavata per analogia iuris dal principio generale dell’ordinamento giuridico costituito dalla buona fede contrattuale.

L’approvazione da parte della massa creditoria (tramite il voto favorevole del 60% dei crediti) della proposta di accordo proveniente dal soggetto in stato di sovra-indebitamento determina la formazione di un negozio giuridico bilaterale (tra il sovra-indebitato e la massa creditoria) sottoposto alla condicio juris rappresentata dal provvedimento di omologazione del Giudice. Il principio di buona fede contrattuale viene tipizzato dal legislatore anche come diritto del contraente di introdurre in via unilaterale modifiche vincolanti per le parti al contenuto del contratto funzionali alla tutela di un suo specifico interesse e non lesive degli interessi della controparte.

Il soggetto in stato di sovra-indebitamento, dopo che l’accordo sia stato concluso coi creditori ammessi per importi superiori od inferiori a quelli di cui alla proposta, ha il diritto di modificare l’accordo unilateralmente con effetti vincolanti anche per l’altra parte, ovvero la massa creditoria, prevedendo la soddisfazione dei creditori in misura equivalente a quella di cui all’accordo originario, tramite le integrazioni necessarie per il pagamento dei crediti secondo gli importi effettivamente corrispondenti alla percentuali di soddisfazione di cui all’accordo (per l’ipotesi di ammissione dei crediti in misura maggiore di quella indicata in proposta), o secondo i maggiori importi derivanti dalla normativa in punto di soddisfazione minima dei creditori prelazionari (per l’ipotesi di ammissione dei crediti concorrenti in misura minore di quella indicata in proposta), purché negli stessi termini temporali e qualitativi di cui all’accordo. Invece, in ipotesi di creditori completamente pretermessi nella proposta originaria, l’accordo deve essere modificato prevedendone il pagamento integrale entro un anno dall’omologazione poiché solo in questo caso i creditori pretermessi non avrebbero avuto diritto al voto.

Il Giudice, qualora l’accordo sia approvato dai creditori ammessi per importi diversi rispetto a quelli di cui alla proposta, assegna al soggetto in stato di sovra-indebitamento termine di quindici giorni per il deposito modifica dell’accordo di composizione della crisi unitamente a nuova attestazione di fattibilità da parte del gestore della crisi. L’accordo come modificato è sottoposto direttamente all’omologazione del Giudice ai fini del prosieguo della procedura.

In ragione della mancata formazione di giudicato interno alla procedura sull’accertamento dell’importo dei crediti, è ammissibile per le parti esperire al di fuori della procedura autonome azioni giudiziarie a cognizione piena per l’accertamento dell’importo dei crediti (per ipotesi maggiori o minori rispetto a quelli eventualmente già ammessi alla procedura).
Le azioni di cognizione ordinaria possono essere avviate in qualsiasi momento della procedura, oppure proseguono qualora avviate prima della procedura, considerato che non vi è alcuna norma che prevede l’interruzione del processo in ipotesi di ammissione del debitore alla procedura di accordo di composizione della crisi.

Le azioni giudiziarie ammissibili all’esterno della procedura sono le seguenti:
-il creditore può promuovere o proseguire azione di condanna riferita ad importo del proprio credito maggiore rispetto a quello ammesso;
-il debitore può promuovere o proseguire azione di accertamento riferita ad importo del credito inferiore rispetto a quello ammesso;
-il creditore può promuovere azione di accertamento riferita ad importo del credito di altro creditore inferiore o superiore rispetto a quello ammesso, esclusivamente quale presupposto del successivo ricorso per l’annullamento dell’accordo.

Il sopraggiungere della decisione a cognizione piena esterna alla procedura che riconosca il credito in misura maggiore di quella ammessa nell’accordo omologato comporta l’impossibilità temporanea della causa dell’accordo, accertabile dal Giudice della procedura con provvedimento dichiarativo, e determina la sospensione ex nunc degli effetti dell’accordo con conservazione di quelli già consolidatisi, ovvero la falcidia dei crediti e la sospensione del decorso degli interessi dalla data della domanda introduttiva della procedura.

La sospensione degli effetti dell’accordo consente a tutti i creditori estranei di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo.
La sospensione degli effetti dell’accordo consente ai creditori che hanno concluso l’accordo di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo nei limiti dell’importo risultante dalla falcidia operata in sede di omologazione, mentre nelle more della sospensione i creditori che hanno concluso l’accordo possono comunque depositare nelle procedure esecutive atto di intervento per l’intero importo del credito ivi compresa la parte oggetto di falcidia equiparandosi la loro posizione ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo.

Qualora sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere (oppure la soddisfazione integrale entro l’anno dall’omologazione del creditore pretermesso dall’accordo) si verifica quanto segue.
Il soggetto in stato di sovra-indebitamento ha il diritto di modificare unilateralmente il contratto, sottoponendo la modifica all’omologazione del Giudice.
L’omologazione della modifica contrattuale consente la conservazione degli effetti dell’accordo originario, salvo per quanto riguarda la modifica parziale del suo contenuto. Ne consegue un triplice ordine di conseguenze: i crediti posteriori alla data della domanda originaria introduttiva della procedura rimangono estranei all’accordo; le procedure esecutive promosse sui beni già oggetto dell’attivo conferito all’accordo si estinguono anche per quanto riguarda la posizione dei creditori sopravvenuti; non sono dovuti ai creditori di cui all’accordo gli interessi dalla data della domanda originaria, salve le ipotesi eccezionali previste dalla Legge.

Qualora non sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere si verifica quanto segue.
L’accordo deve essere sostituito con altro accordo ricorrendo all’istituto della novazione contrattuale.
La conclusione di nuovo accordo di composizione della crisi in sostituzione del precedente deve avvenire nelle medesime forme di cui all’originario vincolo contrattuale, e cioè per il tramite della procedura di accordo di composizione della crisi.
La novazione contrattuale comporta la conclusione di un nuovo vincolo contrattuale con estinzione ex nunc di quello precedente. Ne consegue che i crediti già ammessi all’accordo originario devono essere maggiorati degli interessi maturati tra la data della sospensione degli effetti del contratto e la data della domanda introduttiva della procedura in novazione. Ne consegue altresì che i creditori sopravvenuti alla data della domanda della procedura in novazione devono essere parte dell’accordo.

In ogni caso i creditori di cui all’accordo originario possono richiederne l’accertamento della risoluzione per impossibilità sopravvenuta con effetti estintivi ex tunc dell’accordo, qualora l’impossibilità della causa assuma carattere definitivo in ragione dell’esito negativo o del mancato esperimento delle procedure per la modifica unilaterale dell’accordo o la sua novazione.

I provvedimenti del Giudice della procedura di sovra-indebitamento sono esecutivi dalla data di conclusione del procedimento di reclamo, oppure dalla data in cui sono decorsi i termini per il reclamo senza la proposizione di alcuna impugnazione.

I provvedimenti pronunciati Tribunale in composizione collegiale, ad esito del reclamo promosso avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi, sono impugnabili con ricorso innanzi alla Corte di Cassazione in quanto dotati del requisito della decisorietà (poiché risolvono contrapposte pretese di diritto soggettivo), e del requisito della definitività (poiché revocabili nelle sole ipotesi tassative di Legge).

L’accordo tra debitore e massa creditoria, come omologato dal Giudice, diviene (ad esito dell’eventuale giudizio di reclamo, oppure al decorrere dei termini per il reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) atto costitutivo di ente di gestione dotato di propria soggettività giuridica e rappresentato dal gestore della crisi in nomina, o da altro gestore della crisi che gli succede nella nomina, con oggetto sociale la gestione del patrimonio conferito alla procedura in conformità al contenuto dell’accordo.

L’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi è titolare del diritto di amministrate i beni conferiti all’attivo dell’accordo (diritto reale connotato dai caratteri dell’immediatezza e dell’assolutezza), mentre il diritto di proprietà dei beni permane in capo al sovra-indebitato.

Non vi è litisconsorzio necessario o facoltativo dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi nell’ambito dei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione avverso i provvedimenti confermativi dell’omologazione emessi ad esito del procedimento di reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo (in particolare i procedimenti per la risoluzione o l’annullamento). E’ tuttavia ammissibile l’intervento volontario dell’ente di gestione.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa successivamente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa successivamente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo) vi è litisconsorzio necessario dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi (oltre che del sovra-indebitato personalmente), considerato che altrimenti le azioni di condanna od accertamento promosse dai creditori o dal sovra-indebitato risulterebbero inutiliter data poiché non potrebbero incidere in alcuno modo sull’esercizio del diritto di amministrazione da parte dell’ente di gestione in conformità al contenuto dell’accordo.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa anteriormente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa anteriormente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo), l’omologazione confermata in sede di reclamo (oppure al compimento dei termini del reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) è equiparabile ad una cessione parziale del diritto controverso, in quanto una facoltà connessa alla titolarità del patrimonio (appunto l’amministrazione dei beni per la soddisfazione dei creditori) viene acquisita dall’ente di gestione costituitosi per effetto dell’omologazione dell’accordo di composizione della crisi. Ne consegue la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ferma la facoltà di intervento dell’ente di gestione, escludendosi in ogni caso la possibilità di estromissione del sovra-indebitato in ragione della natura solo parziale della cessione.

Ogni accordo di composizione della crisi ha un termine finale pari ad un anno oltre la durata dei pagamenti prevista dall’accordo, conformemente ai limiti della sua coercibilità giuridica.

L’esecuzione completa dell’accordo secondo il contenuto dello stesso entro il termine finale (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura) determina l’estinzione dell’esposizione debitoria del soggetto sovra-indebitato alla data del deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi.

La risoluzione dell’accordo di composizione della crisi prima del termine finale, per l’ipotesi di inadempimento del soggetto sovra-indebitato, a seguito di pronuncia di natura costitutiva del Giudice, determina l’estinzione retroattiva dell’accordo medesimo, e quindi la reviviscenza dell’esposizione debitoria alla data della domanda senza più alcuna falcidia e con il decorso da quella data degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge (al netto solo degli eventuali pagamenti effettuati nel corso dell’accordo prima della sua risoluzione).

Il compimento del termine finale del contratto non eseguito correttamente (anzi inadempiuto dal soggetto sovra-indebitato) ma non oggetto di risoluzione determina la cessazione ex nunc degli effetti del contratto (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura). Ne deriva la conservazione anche per il futuro delle situazioni giuridiche soggettive già consolidatisi definitivamente alla data del termine. In particolare, permane la falcidia dei crediti prevista dall’accordo ed il decorso degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge riprende alla data del termine finale dell’accordo medesimo.

Il credito dell’ente creditizio derivante da operazione di finanziamento connessa a cessione del quinto (o delega di pagamento) è falcidiabile nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi considerato che non vi è alcuna norma che ne impone il pagamento integrale in sede di accordo oppure nell’alternativa procedura di liquidazione del patrimonio.

Le procedure concorsuali sono caratterizzate dal principio della par condicio creditorum, inteso come parità di trattamento di tutti i creditori, i quali non possono ricevere pagamenti particolari al di fuori delle forme contestuali e concorsuali previste dalla procedura, verificandosi pertanto la cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data del deposito della proposta di accordo di composizione della crisi.
Ne deriva la sospensione ex lege di tutti i pagamenti dei crediti pregressi dalla data della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi, ivi comprese le cessioni del quinto o deleghe di pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti pregressi già esigibili, dopo il deposito della domanda non sono applicabili a carico del debitore interessi diversi da quelli previsti dalla normativa sul sovra-indebitamento, oppure altro tipo di rimedi civilistici (ad esempio la risoluzione contrattuale e connesso risarcimento del danno) o sanzioni amministrative (in specie per il mancato pagamento dei debiti tributari) fondate in tutto od in parte sul mancato pagamento successivo al deposito della domanda.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti con titolo pregresso non ancora esigibili, dopo il deposito della domanda essi non divengono esigibili e non possono essere promosse procedure esecutive per ottenerne il pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti prevista dalla Legge, in ipotesi di prestazioni periodiche successive identiche a quelle precedenti la domanda, il regolare pagamento delle prestazioni successive non legittima l’interruzione delle stesse fondato sul protratto mancato pagamento delle prestazioni pregresse successivo al deposito della domanda (così ad esempio per la somministrazione di gas ed energia elettrica, od i canoni locatizi).

Qualora la domanda venga dichiarata inammissibile, oppure non si formi l’accordo tra le parti nella procedura di accordo di composizione della crisi, oppure non venga omologato l’accordo di composizione della crisi (anche con provvedimento ancora soggetto a ricorso innanzi alla Corte di Cassazione), gli effetti connessi alla sospensione cessano ex nunc dalla data del provvedimento (così ad esempio, si ha l’esigibilità posticipata, per il periodo di sospensione, del pagamento dei crediti pregressi che non erano ancora esigibili alla data della domanda).

Qualora venga omologato l’accordo di composizione della crisi le forme di pagamento pattuite tra le parti (in particolare la cessione del quinto o delega di pagamento) cessano i propri effetti, e si assiste alla novazione ex art. 1230 cc delle forme di pagamento pattuite tra le parti, sostituendosi al contenuto dell’accordo pregresso quello dell’accordo di composizione della crisi.

La normativa in punto di approvazione della proposta di accordo di composizione della crisi esclude espressamente dal diritto di voto e dal computo della maggioranza tre categorie di creditori: i creditori che per ragioni economiche (mancanza di pregiudizi rispetto alla soddisfazione del credito) sono considerati privi di un grado di interesse oggettivamente giustificabile alla mancata approvazione della proposta; i creditori che per ragioni extra-economiche emergenti da rapporti personali con il debitore potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica; i creditori che per ragioni extra-economiche supposte in ragione delle modalità temporali di acquisto del credito potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica.

La ratio della normativa è quella di tutelare la corretta formazione della volontà contrattuale della massa creditoria, e consente di interpretarla per analogia legis anche rispetto alle posizioni del gestore della crisi e del difensore del soggetto in stato di sovra-indebitamento, da considerare tamquam non essent ai fini dell’approvazione dell’accordo, rilevato che gli stessi hanno partecipato alla predisposizione della proposta e quindi alla definizione delle modalità di pagamento del loro credito.

Le contestazioni dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti possono essere formulate anche in sede di dichiarazione di voto considerato che il termine di dieci giorni dalla comunicazione della relazione del gestore della crisi successivamente all’udienza di comparizione delle parti entro il quale possono essere formulate eventuali contestazioni costituisce termine finale perentorio e non ha invece connotazione dilatoria nel senso che eventuali contestazioni non potrebbero essere svolte prima della comunicazione della relazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 28 Febbraio 2019.


Sovraindebitamento – Falcidia Iva – Contrasto con il principio di neutralità fiscale previsto dall’Unione Europea – Disapplicazione del divieto di cui all’art. 7 l. 3/2012.
La disciplina di cui all’art. 7, comma 1, terzo periodo della l. 3/2012, nella parte in cui pone il c.d. divieto di falcidia dell’iva, si pone in contrasto con il principio di neutralità fiscale previsto dall’Unione Europea; detta norma deve dunque essere disapplicata nella parte in cui dispone l’inammissibilità della proposta di accordo di composizione della crisi avanzata dall’imprenditore la quale preveda il pagamento solo parziale del debito a titolo di imposta sul valore aggiunto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 10 Settembre 2018.


Accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento - Continuazione dell'attività di impresa - Moratoria ultrannuale nel pagamento dei creditori privilegiati - Applicazione analogica dei principi elaborati in tema di concordato con continuità aziendale ex art. 186-bis l.f. - Corresponsione degli interessi e riconoscimento del diritto di voto.
In tema di accordo in continuazione dell’attività di impresa, può ritenersi valido l’orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ., sez. I, 9 maggio 2014, n. 10112) che nel concordato in continuità ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, legge fall. ammette la moratoria ultrannuale del pagamento dei creditori muniti di diritto di prelazione su beni non liquidati ma utilizzati per la continuazione dell’impresa, moratoria compensata, sul piano economico, dalla corresponsione degli interessi, e, sul piano giuridico, dall’esercizio del diritto di voto; ciò in considerazione del fatto che, come è stato condivisibilmente affermato (Trib. Rovigo 13 dicembre 2016), la legge n. 3/12 e succ. mod. ha introdotto istituti «implicitamente ispirati a quelli della gestione della crisi e dell’insolvenza dell’imprenditore “fallibile” ai sensi dell’art. 1, comma 2, legge fall.», con la conseguente «necessità di usufruire dell’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale formatasi sulle norme della predetta legge, nell’intento di ricostruzione degli istituti della l. n. 3/12, pur sempre riconoscendone l’inapplicabilità diretta». (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 Maggio 2018.


Crisi da Sovraindebitamento – Accordo omologato ex artt. 8 e 12 l. 3/2012 – Efficacia obbligatoria verso tutti i creditori concorsuali – Sussistenza .
L’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che abbia ottenuto l’adesione dei crediti nella percentuale prevista dalla legge, spiega efficacia obbligatoria e vincolante verso tutti i creditori concorsuali anteriori, e dunque anche nei confronti del creditore rimasto silente. Va dunque sospesa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ottenuto da detto creditore per l’intero ammontare del credito nelle more del termine di adempimento dell’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Maggio 2018.


Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Durata superiore a cinque anni – Omologabilità – Sussiste.
Seppure la durata dei piani o accordi previsti dalla legge non possa, in linea di massima, eccedere il termine di circa 5-7 anni dall’omologa, in forza di quanto elaborato in via giurisprudenziale in materia concordataria (la cui disciplina è estendibile in via analogica alla materia del sovra indebitamento) e tenuto comunque conto delle peculiarità che contraddistinguono l’istituto, resta ferma la possibilità per il giudice di valutare l’accoglibilità del ricorso in base alle specificità caratterizzanti la fattispecie concreta, e ciò alla luce della ratio che governa la normativa salva suicidi, tenuto comunque conto delle ragioni creditorie. [Nella fattispecie, nulla avendo osservato i creditori sulla durata del piano proposto, e ritenendo gli stessi adeguatamente tutelati dall’art.14 bis della L.3/2012, il Tribunale ha omologato il piano, di durata fissata in otto anni e mezzo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Calabria, 27 Marzo 2018.


Sovraindebitamento – Definizione di “consumatore” – Procedura ex l.3/2012 – Applicabilità della noramtiva a liberi professionisti – Indebitamento incolpevole – Dichiarazione fideiussoria – Accordi transattivi con Erario.
L’accordo di composizione della crisi può essere proposto anche da liberi professionisti che abbiano assunto obbligazioni nello svolgimento della propria attività professionale, mentre il “piano del consumatore” può essere proposto esclusivamente da soggetti che hanno assunto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

In caso di debitore nullatenente con accertate limitate entrate lavorative, la presenza di un fideiussore che garantisca il pagamento da parte del debitore, avallata dall’Organismo di conciliazione della crisi, può determinare l’accoglimento della proposta e la consequenziale omologazione dell’accordo di composizione.

In caso di indebitamento incolpevole – sostanzialmente determinato da truffa subita dal debitore – può essere omologato un accordo che preveda il pagamento del debito nei confronti dell’Erario di una somma pari ad ¼ del credito, considerando che, in caso di accordi transattivi con l’Erario, si raggiungono importi pari ad 1/3 del credito, in quanto l’Erario rinuncia a spese morosità e maggiorazioni. (Bernard Catapano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 30 Marzo 2017.


Crisi da sovraindebitamento - Deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione - Fissazione di un termine - Necessità.
Al fine di fare in modo che il piano o la proposta consenta in primo luogo la soddisfazione dei crediti sorti in occasione o in funzione del procedimento ed il procrastinarsi sine die della procedura, è necessario fissare un termine per il deposito del piano, della proposta o della domanda di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 25 Marzo 2017.


Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Omologa – Presupposti: giudizio di fattibilità e assenza di condizioni ostative.
Anche in presenza di opposizione al piano del consumatore presentata da un creditore, il Giudice può omologare il piano se verifica la fattibilità della proposta e l’assenza delle condizioni ostative richiamate dall’art.12 bis, comma 3, L.3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 05 Ottobre 2016.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Sindacato del giudice delegato - Legittimità del procedimento - Contenuto.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, il giudice delegato è chiamato a valutare la legittimità del procedimento con specifico riferimento alla sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura, la carenza di ragioni ostative all'omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Soddisfacimento dei creditori nella misura minima del 2,5% - Realizzazione della funzione economica dell'istituto.
La proposta di accordo per la composizione della crisi da sovraindebitamento che preveda il soddisfacimento di tutti i creditori concorsuali nella misura minima del 2,5% realizza la funzione economica dell'istituto, il quale, essendo di natura concordataria, non può prescindere dalla previsione di un soddisfacimento che coinvolga tutti i creditori con titolo anteriore al momento di apertura del concorso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Fattibilità del piano - Sindacato del giudice delegato.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, il giudice delegato è chiamato ad una valutazione di fattibilità del piano, poiché soltanto quest'ultima garantisce l'attuabilità degli accordi e che da essi scaturisca il soddisfacimento dei creditori in termini coerenti con la proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Funzioni dell'organismo di composizione della crisi - Attestazione della esistenza e consistenza dei beni - Attuabilità degli accordi.
L'organo di composizione della crisi da sovraindebitamento ha il compito di attestare, sotto la propria responsabilità, anzitutto l'esistenza e consistenza dei beni sui quali si impernia il piano sottostante agli accordi e, in secondo luogo, l'attuabilità degli accordi medesimi, intesa come idoneità degli stessi a consentire il soddisfacimento dei creditori concorsuali come previsto dalla proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Organismo di composizione della crisi - Relazione - Oggetto e contenuto - Recepimento dei contenuti da parte del giudice delegato - Valutazione della rispondenza logica tra i contenuti del piano e le argomentazioni - Valutazione dei contenuti del piano.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, la presenza di una relazione redatta dall'organismo di composizione della crisi che si presenti provvista dei requisiti di analiticità motivazionale, esaustività, coerenza logica e non contraddittorietà, comporta che il giudice delegato possa limitarsi a recepirne contenuti e conclusioni, ovviamente a condizione che vi sia rispondenza logica tra i contenuti del piano e l'argomentare dell'organismo. In tal caso, il giudice delegato deve valutare se l'argomentare dell'organismo sia stato corretto e si presenti quindi come convincente. Il giudice delegato dovrà, pertanto, valutare anche i contenuti del piano, al fine di verificare, oltre alla loro coerenza e logicità intrinseca, la loro corrispondenza ai contenuti della attestazione definitiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Sovraindebitamento - Contratti pendenti - Applicazione dell'art. 169-bis l.f..
Nessuna norma di cui alla legge n. 3 del 2012 esclude l'applicabilità analogica dell'art. 169 bis legge fall. alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento.

[Nella fattispecie, pur non richiamandosi espressamente l'articolo 169 bis legge fall., è stato autorizzato lo scioglimento dei contratti di finanziamento, con previsione di un indennizzo pari al debito residuo sottoposto a falcidia.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia, 23 Febbraio 2015.


Sovraindebitamento - Ricorso continuo e temporalmente concentrato a più fonti di finanziamento - Colposa determinazione della situazione di sovraindebitamento - Valutazione preventiva demandata al giudice.
Il ricorso continuo e temporalmente concentrato a più fonti di finanziamento tale da assorbire con impegni negoziali di restituzione rateale i propri interi redditi, in una situazione in cui i debitori avevano in Italia la sola proprietà di un immobile gravato interamente da una precedente ipoteca, configura la causa ostativa all’omologazione di cui all’art. 12 bis L. 3/2012 e ss. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

La norma citata non richiede un vero e proprio dolo specifico o generico, ma la sola colposa determinazione della situazione di sovra indebitamento. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Tale valutazione è possibile compiere de plano, senza fissazione di apposita udienza (che nel procedimento di approvazione del piano del consumatore infatti presuppone normalmente che si siano già svolte le votazioni), posto che appare comunque demandata al giudice la verifica preventiva del soddisfacimento dei requisiti di cui agli artt. 7, 8 e 9 l. 3/2012 cui deve aggiungersi, con riferimento a questo tipo di procedimento, anche la circostanza che risulti già prima facie la carenza delle condizioni per la successiva omologazione, ai sensi di quanto previsto dal citato art. 12 bis, comma 3. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 17 Dicembre 2014.


Sovraindebitamento - Omologazione - Oggetto della verifica del giudice - Raggiungimento della maggioranza prescritta - Integrale pagamento dei crediti impignorabili, di Iva e ritenute non versate - Valutazione della convenienza della proposta in presenza di opposizioni.
In sede di omologa dell'accordo previsto dall'articolo 12 della legge n. 3 del 2012, il giudice dovrà verificare non solo il raggiungimento di una maggioranza favorevole pari al 60% dei creditori, ma anche l'integrale pagamento dei crediti impignorabili e di quelli per Iva e ritenute operate e non versate. Nel caso venga fatta opposizione, il giudice dovrà altresì valutare la convenienza della proposta rispetto all'alternativa liquidatoria disciplinata dalla seconda sezione della legge citata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 19 Novembre 2014.


Sovraindebitamento - Apporto di finanza esterna proveniente da procedura di concordato preventivo - Valutazione della fattibilità.
Nell'ipotesi in cui la proposta formulata dal debitore che si avvalga della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento preveda l'apporto di finanza esterna proveniente dalla esecuzione di una procedura di concordato preventivo, la fattibilità della proposta dovrà essere valutata anche sotto questo ulteriore profilo attraverso la valutazione delle previsioni di pagamento contenute nella diversa procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 19 Novembre 2014.


Sovraindebitamento - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Accordo concluso con il singolo creditore - Necessità - Inammissibilità del ricorso.
Poiché il pagamento dilazionato del credito ipotecario proposto in assenza di un accordo concluso con il singolo creditore equivale a soddisfacimento non integrale del credito privilegiato, deve ritenersi inammissibile la proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento tutte le volte in cui non preveda il pagamento integrale (salva l'ipotesi di cui al comma 1, secondo periodo, dell'articolo 7, della legge n. 3 del 2012) e immediato (salva la moratoria di cui al comma 4 dell'articolo 8 della legge citata) dei creditori privilegiati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 18 Novembre 2014.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Richiesta di rinvio udienza di cui all’articolo 10 L. 3/2012 al fine di predisporre proposta migliorativa rispetto a quella già depositata successivamente al termine di cui all’articolo 11 L. 3/2012 – Consenso dei creditori dissenzienti – Meritevolezza.
E’ meritevole di accoglimento, se accompagnata dall’espresso consenso dei creditori dissenzienti alla proposta originaria, la richiesta di un rinvio dell’udienza di cui all’articolo 10 L. 3/2012 finalizzata alla formalizzazione di una nuova e migliorativa proposta di accordo quando la certezza delle maggiori disponibilità per la proposta migliorativa rinvengano da accadimenti successivi al termine di cui all’articolo 11 L. 3/2012. (Tommaso Bini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 08 Luglio 2014.