CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 2 Accordo di composizione della crisi

Art. 10

Procedimento (2-Covid)
TESTO A FRONTE

1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9, fissa immediatamente con decreto l'udienza, disponendo la comunicazione almeno trenta giorni prima del termine di cui all'articolo 11, comma 1, ai creditori presso la residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, della proposta e del decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all'articolo 9 e l'udienza non devono decorrere piu' di sessanta giorni.

2. Con il decreto di cui al comma 1, il giudice:

a) stabilisce idonea forma di pubblicita' della proposta e del decreto, oltre, nel caso in cui il proponente svolga attivita' d'impresa, la pubblicazione degli stessi nel registro delle imprese;

b) ordina, ove il piano preveda la cessione o l'affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura dell'organismo di composizione della crisi, presso gli uffici competenti;

c) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullita', essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali ne' disposti sequestri conservativi ne' acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili.

3. All'udienza il giudice, accertata la presenza di iniziative o atti in frode ai creditori, dispone la revoca del decreto di cui al comma 1 e ordina la cancellazione della trascrizione dello stesso, nonche' la cessazione di ogni altra forma di pubblicita' disposta.

3-bis. A decorrere dalla data del provvedimento di cui al comma 2 e sino alla data di omologazione dell'accordo gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione compiuti senza l'autorizzazione del giudice sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui e' stata eseguita la pubblicita' del decreto.

4. Durante il periodo previsto dal comma 2, lettera c), le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.

5. Il decreto di cui al comma 1 deve intendersi equiparato all'atto di pignoramento.

6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non puo' far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.



________________

(1) Articolo modificato dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.
(2,Covid) Si riporta l’art. 9 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 come modificato dalla legge di conversione 5 giugno 2020, n. 40.
Art. 9 – (Disposizioni in materia di concordato preventivo e di accordi di ristrutturazione)
1. I termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020 sono prorogati di sei mesi.
2. Nei procedimenti di concordato preventivo e per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione pendenti alla data del 23 febbraio 2020 il debitore può presentare, sino all'udienza fissata per l'omologazione, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta di concordato ai sensi dell'articolo 161 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 o di un nuovo accordo di ristrutturazione ai sensi dell'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il Tribunale assegna il termine e non è prorogabile. L'istanza è inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di concordato preventivo nel corso del quale è già stata tenuta l'adunanza dei creditori ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 177 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
3. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell'accordo di ristrutturazione deposita sino all'udienza fissata per l'omologazione una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresì la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Nel procedimento per omologazione del concordato preventivo il Tribunale acquisisce il parere del Commissario giudiziale. Il Tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 180 o 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, procede all'omologazione, dando espressamente atto delle nuove scadenze.
4. Il debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 161, comma sesto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, che sia già stato prorogato dal Tribunale, può, prima della scadenza, presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga sino a novanta giorni, anche nei casi in cui è stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento. L'istanza indica gli elementi che rendono necessaria la concessione della proroga con specifico riferimento ai fatti sopravvenuti per effetto dell'emergenza epidemiologica COVID-19. Il Tribunale, acquisito il parere del Commissario giudiziale se nominato, concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basi su concreti e giustificati motivi. Si applica l'articolo 161, commi settimo e ottavo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. L'istanza di cui al comma 4 può essere presentata dal debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all'articolo 182-bis, comma settimo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Il Tribunale provvede in camera di consiglio omessi gli adempimenti previsti dall'articolo 182-bis, comma settimo, primo periodo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e concede la proroga quando ritiene che l'istanza si basa su concreti e giustificati motivi e che continuano a sussistere i presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui all'articolo 182-bis, primo comma del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5-bis. Il debitore che, entro la data del 31 dicembre 2021, ha ottenuto la concessione dei termini di cui all'articolo 161, sesto comma, o all'articolo 182-bis, settimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, può, entro i suddetti termini, depositare un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di avere predisposto un piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 , terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, e depositando la documentazione relativa alla pubblicazione medesima. Il tribunale, verificate la completezza e la regolarità della documentazione, dichiara l’improcedibilità del ricorso presentato ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, o dell'articolo 182-bis, settimo comma, del citato regio decreto n. 267 del 1942.
5-ter. Le disposizioni dell'articolo 161, decimo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, non si applicano ai ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942 depositati entro il 31 dicembre 2020.

GIURISPRUDENZA

Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Reclamo avverso il provvedimento di ammissione alla procedura – Legittimazione del creditore – Sussistenza.
La legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto che dispone l’apertura della liquidazione dei beni quale strumento di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 14 quinquies e 10 della legge n. 3/2012 e 739 c.p.c., deve riconoscersi in capo a ciascun creditore del soggetto che intenda avvalersi di siffatta procedura e ciò in quanto titolare di un interesse qualificato alla situazione che costituisce oggetto del provvedimento, subendone inevitabilmente gli effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Reclamo avverso il provvedimento di ammissione alla procedura – Intervento volontario del creditore – Inammissibilità.
L’intervento volontario, nella fase del reclamo proposto ai sensi del combinato disposto degli artt. 14 quinquies e 10 della legge n. 3/2012 e 739 c.p.c., in applicazione analogica del disposto di cui all’art. 344 c.p.c., deve ritenersi consentito solo a coloro che potrebbero proporre opposizione a norma dell’art. 404 c.p.c. e tali non possono considerarsi i creditori del soggetto ammesso alla procedura di liquidazione dei beni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Fattibilità della proposta – Sindacato del giudice – Ammissibilità – Limiti.
Spetta al giudice, sia nella fase di apertura della liquidazione che in quella eventuale del reclamo, verificare se la proposta di liquidazione sia fattibile, tanto arguendosi dal disposto di cui agli artt. 14 ter co. 2 e dall’art. 9 co. 2 della legge n. 3/2012, essendo richiesto, come requisito di ammissibilità dell’istanza, che il proponente depositi una attestazione della fattibilità del piano rilasciata dall’O.C.C. sicché all’organo giudicante deve ritenersi consentito un sindacato in ordine a tale profilo, inteso non tanto come valutazione circa la convenienza economica della proposta bensì come verifica della sussistenza o meno di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati (nel caso di specie la inattuabilità della proposta di definizione  della crisi da indebitamento è stata dedotta in considerazione della ritenuta fondatezza dell’azione di risoluzione contrattuale in precedenza proposta da uno dei creditori e diretta a ottenere la restituzione di gran parte dei cespiti il ricavato della cui vendita, secondo la società proponente la liquidazione del patrimonio, avrebbe dovuto essere destinato al soddisfacimento dei creditori). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Potere di sospensione – Giudice dell’esecuzione – Esclusione.
In assenza di provvedimenti di sospensione emessi dal giudice della procedura da sovraindebitamento ex art. 10 o art. 12 bis lege 3/2012, non c’è spazio alcuno per la sospensione, ad opera del giudice dell’esecuzione, della procedura esecutiva pendente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 03 Dicembre 2019.


Start-up innovative – Esenzione da fallimento – Decorrenza del periodo

Sovraindebitamento – Inizio della procedura – Istanza di nomina del gestore della crisi – Esclusione
.
L’esenzione dal fallimento delle star-up innovative si computa dalla data della loro costituzione e copre anche il periodo fino alla iscrizione nel registro delle imprese.

La nomina del gestore della crisi, quando venga richiesta al tribunale, dà luogo ad un procedimento che ha natura di volontaria giurisdizione, assimilabile ai diversi procedimenti previsti in più parti del codice civile e delle leggi speciali che demandano al presidente del tribunale o al tribunale stesso la nomina di soggetti come i liquidatori delle società, gli stimatori, i certificatori esperti; si tratta di procedure che hanno il loro inizio con la richiesta e la loro fine con l’emissione nel provvedimento di nomina o con l’eventuale rigetto o dichiarazione di inammissibilità dell’istanza.

E’ erroneo, pertanto, qualificare il momento della nomina del gestore della crisi come l’inizio della procedura dei sovraindebitamento; soltanto l’instaurazione della procedura (se non addirittura la pronuncia di un provvedimento di ammissione alla stessa) può pertanto sortire nei confronti dei creditori l’effetto preclusivo delle procedure concorsuali minori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 03 Novembre 2019.


Start-up innovative – Esclusione dalle procedure concorsuali – Termine – Decorrenza – Effettivo inizio della procedura di sovraindebitamento.
Decorre dalla data di effettiva costituzione della società e non dalla iscrizione della medesima nel registro delle imprese il quinquennio di cui all’art. 31 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, durante il quale la star-up innovativa può essere sottoposta alla sola procedura di sovraindebitamento ma non alle altre procedure concorsuali di cui alla legge fallimentare.

Il provvedimento di nomina del gestore della crisi non segna l’inizio della procedura di sovraindebitamento al quale collegare l’effetto preclusivo delle procedure concorsuali minori, in quanto tale effetto è riconducibile soltanto all’instaurazione di una delle tra procedure previste dalla legge n. 3 del 2012, se non addirittura alla pronuncia di un provvedimento di ammissione alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 03 Novembre 2019.


Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Condizioni – Rigorosa valutazione – Reclamo – Ammissibilità

Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Regole di attestazione – Perizia di parte – Assenza – Reclamo – Ammissibilità
.
Il Giudice deve verificare con attenzione la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi ed in particolare dell’esatta applicazione dei principi in tema di moratoria infrannuale per la soddisfazione dei crediti prelazionari e la ricorrenza dei presupposti per la falcidia dei creditori privilegiati.

Va dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione, nella relazione particolareggiata del professionista delegato, circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati.

Deve essere dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in assenza di una perizia e senza compiere un reale riferimento al valore dell’immobile. (Andrea Bianchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 03 Giugno 2019.


Sovraindebitamento – Ricorso ex 14-ter l.3/2012 – Rigetto – Reclamo – Inammissibilità.
E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso alla procedura per mancanza dei presupposti di cui all’art. 14-ter l.3/2012, in quanto afferma la inidoneità a tradursi, per via giudiziale, nella validazione del progetto di ristrutturazione del passivo proposto nel ricorso e che, come tale, riflette una situazione soggetta a mutamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 19 Aprile 2019.


Finalità della procedura di accordo di composizione della crisi – Principio della domanda e della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato – Limiti temporali di rilevanza dei crediti – Crediti sorti tra il deposito della domanda ed il provvedimento di ammissione della procedura

Accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi – Interpretazione per analogia legis dalla disciplina del concordato preventivo – Forme processuali, oneri della parti, e poteri del Giudice – Limiti del giudicato interno

Effetti sulla formazione dell’accordo dell’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima – Interpretazione per analogia iuris dal principio di buona fede contrattuale – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Assegnazione da parte del Giudice del termine per la modifica unilaterale dell’accordo

Accertamento dei crediti nell’ambito di giudizi esterni alla procedura di accordo di composizione della crisi – Mancata interruzione dei giudizi in corso – Promozione di nuove azioni successivamente al deposito della proposta od all’omologazione dell’accordo – Azioni ammissibili

Effetti sul prosieguo dell’esecuzione dell’accordo della decisione a cognizione piena del Giudice nell’ambito di giudizio esterno alla procedura che riconosca l’esistenza del credito in misura diversa rispetto a quella ammessa, oppure che riconosca l’esistenza di credito escluso dalla procedura – Sospensione dell’efficacia dell’accordo e ripresa delle azioni esecutive – Diritto del sovra-indebitato di modificare unilateralmente l’accordo assicurando ai creditori soddisfazione equivalente – Novazione dell’accordo originario qualora non sia possibile la soddisfazione equivalente della massa creditoria

Esecuzione dei provvedimenti pronunciati dal Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi in pendenza dei termini di impugnazione – Impugnazione dei provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiate in sede di reclamo avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi – Carattere decisorio e definitivo dei provvedimenti – Ammissibilità del ricorso innanzi alla Corte di Cassazione

Natura giuridica sostanziale dell’organismo di gestione dell’accordo – Titolarità del diritto di gestione dei beni conferiti all’attivo della procedura – Posizione processuale dell’organismo di gestione dell’accordo – Facoltà di intervento nelle impugnazioni avverso i provvedimenti pronunciati dal Tribunale in composizione collegiale ad esito del reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo – Litisconsorzio necessario nelle azioni giudiziarie di condanna o accertamento del credito esterne alla procedura

Termine finale di durata dell’accordo di composizione della crisi – Effetti esdebitatori dell’esecuzione completa dell’accordo in conformità al suo contenuto – Risoluzione dell’accordo – Compimento del termine finale dell’accordo inadempiuto in assenza di risoluzione

Crediti derivanti da operazioni di finanziamento connesse a cessioni del quinto o deleghe di pagamento – Ammissibilità della falcidia – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria

Principio della par condicio creditorum e cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data di presentazione della domanda di accesso alla procedura – Esclusione di pagamenti particolari dei creditori successivamente al deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi – Conseguenze rispetto ai crediti pregressi esigibili e non esigibili – Inopponibilità delle pregresse cessioni del quinto o deleghe di pagamento

Approvazione da parte della massa creditoria della proposta di accordo di composizione della crisi – Creditori esclusi dal voto – Posizione del gestore della crisi e del difensore del sovra-indebitato

Contestazioni dell’accordo da parte dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti – Ammissibilità delle contestazioni svolte in sede di dichiarazione di voto
.
La domanda avanzata dal sovra-indebitato con il deposito della proposta di accordo consiste nella richiesta di composizione dell’esposizione debitoria sussistente alla data della domanda medesima. Il Giudice deve pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti della stessa, e quindi l’accertamento dell’esposizione debitoria del proponente è al contempo estesa e limitata a tutti i debiti sussistenti alla data del deposito della domanda.

La ratio della Legge 3/2012 quanto alla proposta di accordo di composizione della crisi è quella di permettere al soggetto che versi in una situazione di sovra-indebitamento ad una data determinata il superamento della stessa, tramite la conclusione di un accordo con i creditori in cui viene previsto il pagamento dilazionato o ridotto dei crediti e la successiva estinzione dell’intera esposizione debitoria sussistente alla data della proposta di accordo con il pagamento dei crediti in conformità al contenuto dell’accordo medesimo.

La procedura di accordo di composizione della crisi, e conseguentemente l’accertamento dell’esposizione debitoria del sovra-indebitato all’interno della procedura, hanno ad oggetto tutti i debiti del sovra-indebitato alla data di deposito della domanda, oltre agli interessi maturandi nei limiti di Legge dalla data della domanda sino alla data in cui la proposta prevede la soddisfazione del credito.

I soggetti titolari di crediti sorti tra la data della domanda e il provvedimento di ammissione della procedura costituiscono una categoria particolare di creditori i quali non sono vincolati dall’accordo e possono agire esecutivamente sui beni di cui all’attivo conferito per la soddisfazione dell’onere dell’accordo.

La disciplina relativa all’accertamento dei crediti nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi deve essere ricavata per analogia legis dalla normativa della procedura di concordato preventivo, e si compone di plurime fasi:
-I creditori tramite la dichiarazione di voto devono contestare l’importo del loro credito come espresso nella proposta, indicando e documentando l’importo specifico delle loro pretese creditorie.
-L’udienza di comparizione delle parti prevede i seguenti incombenti.
Il gestore della crisi deve illustrare il contenuto delle dichiarazioni di voto, nonché le percentuali di voti positivi e negativi secondo gli importi dei crediti indicati nella proposta e secondo gli importi dei crediti rettificati dai creditori votanti.
Qualora i voti favorevoli computati secondo gli importi della proposta originaria siano pari o superiori al 60%, con conseguente formazione della maggioranza di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, il Giudice dispone che il gestore della crisi invii alle parti (creditore e sovra-indebitato) la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della percentuale dei voti favorevoli necessaria per l’approvazione della proposta.
-Il gestore della crisi, successivamente alla data dell’udienza, invia alle parti la relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento (o mancato raggiungimento) della percentuale di Legge necessaria per l’approvazione della proposta, nella duplice ipotesi di ammissione dei crediti negli importi indicati dal debitore in sede di proposta oppure come rettificati dai creditori nelle dichiarazioni di voto.
-Le parti della procedura, entro dieci giorni dal ricevimento della relazione del gestore della crisi, possono sollevare contestazioni sull’importo dei crediti. Il soggetto sovra-indebitato può contestare anche tramite produzioni documentali le rettifiche dei crediti come indicate dai creditori all’atto dell’espressione del voto. I singoli creditori possono contestare anche tramite produzioni documentali gli importi dei crediti degli altri creditori come indicati nella proposta originaria dal debitore oppure come rettificati dagli altri creditori all’atto della loro dichiarazione di voto. Non sono ammesse rettifiche da parte dei creditori del loro credito ulteriori e diverse rispetto a quanto indicato e documentato in sede di dichiarazione di voto.
-Il gestore della crisi, decorsi dieci giorni dalla trasmissione della relazione alle parti, trasmette al Giudice la medesima relazione, le contestazioni provenienti dalle parti, e l’attestazione sulla fattibilità della proposta in base all’importo dei crediti indicati dal sovra-indebitato nella proposta originaria.
-Il Giudice assume la decisione sugli importi dei crediti ammessi.

Il riparto dell’onere probatorio prevede che il creditore debba dimostrare il maggiore importo del suo credito rispetto a quello indicato nella proposta del sovra-indebitato.
Il Giudice ha poteri istruttori d’ufficio nei limiti dei fatti allegati dalle parti e purché preesistano altri mezzi istruttori (o comunque richieste istruttorie) meritevoli dell’integrazione affidata alle prove ufficiose.

La cognizione del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi rispetto all’importo dei crediti da ammettere alla procedura ha natura sommaria.
La formazione del giudicato nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi (per l’ipotesi di definitività del decreto di omologazione) è limitata all’esistenza dell’accordo tra le parti, alla percentuale di soddisfazione dei creditori, al grado di prelazione dei crediti, al rispetto del limite minimo di Legge di soddisfazione dei crediti prelazionari in misura non inferiore a quella derivante dalla liquidazione dei beni gravati da prelazione. Il giudicato non si estende invece all’accertamento dell’importo dei crediti.

La disciplina relativa agli effetti sulla formazione dell’accordo tra il sovra-indebitato e la massa creditoria dell’accertamento dei crediti da parte del Giudice della procedura in misura maggiore o minore rispetto alla proposta, ma comunque idonea a determinare l’approvazione della proposta medesima, deve essere ricavata per analogia iuris dal principio generale dell’ordinamento giuridico costituito dalla buona fede contrattuale.

L’approvazione da parte della massa creditoria (tramite il voto favorevole del 60% dei crediti) della proposta di accordo proveniente dal soggetto in stato di sovra-indebitamento determina la formazione di un negozio giuridico bilaterale (tra il sovra-indebitato e la massa creditoria) sottoposto alla condicio juris rappresentata dal provvedimento di omologazione del Giudice. Il principio di buona fede contrattuale viene tipizzato dal legislatore anche come diritto del contraente di introdurre in via unilaterale modifiche vincolanti per le parti al contenuto del contratto funzionali alla tutela di un suo specifico interesse e non lesive degli interessi della controparte.

Il soggetto in stato di sovra-indebitamento, dopo che l’accordo sia stato concluso coi creditori ammessi per importi superiori od inferiori a quelli di cui alla proposta, ha il diritto di modificare l’accordo unilateralmente con effetti vincolanti anche per l’altra parte, ovvero la massa creditoria, prevedendo la soddisfazione dei creditori in misura equivalente a quella di cui all’accordo originario, tramite le integrazioni necessarie per il pagamento dei crediti secondo gli importi effettivamente corrispondenti alla percentuali di soddisfazione di cui all’accordo (per l’ipotesi di ammissione dei crediti in misura maggiore di quella indicata in proposta), o secondo i maggiori importi derivanti dalla normativa in punto di soddisfazione minima dei creditori prelazionari (per l’ipotesi di ammissione dei crediti concorrenti in misura minore di quella indicata in proposta), purché negli stessi termini temporali e qualitativi di cui all’accordo. Invece, in ipotesi di creditori completamente pretermessi nella proposta originaria, l’accordo deve essere modificato prevedendone il pagamento integrale entro un anno dall’omologazione poiché solo in questo caso i creditori pretermessi non avrebbero avuto diritto al voto.

Il Giudice, qualora l’accordo sia approvato dai creditori ammessi per importi diversi rispetto a quelli di cui alla proposta, assegna al soggetto in stato di sovra-indebitamento termine di quindici giorni per il deposito modifica dell’accordo di composizione della crisi unitamente a nuova attestazione di fattibilità da parte del gestore della crisi. L’accordo come modificato è sottoposto direttamente all’omologazione del Giudice ai fini del prosieguo della procedura.

In ragione della mancata formazione di giudicato interno alla procedura sull’accertamento dell’importo dei crediti, è ammissibile per le parti esperire al di fuori della procedura autonome azioni giudiziarie a cognizione piena per l’accertamento dell’importo dei crediti (per ipotesi maggiori o minori rispetto a quelli eventualmente già ammessi alla procedura).
Le azioni di cognizione ordinaria possono essere avviate in qualsiasi momento della procedura, oppure proseguono qualora avviate prima della procedura, considerato che non vi è alcuna norma che prevede l’interruzione del processo in ipotesi di ammissione del debitore alla procedura di accordo di composizione della crisi.

Le azioni giudiziarie ammissibili all’esterno della procedura sono le seguenti:
-il creditore può promuovere o proseguire azione di condanna riferita ad importo del proprio credito maggiore rispetto a quello ammesso;
-il debitore può promuovere o proseguire azione di accertamento riferita ad importo del credito inferiore rispetto a quello ammesso;
-il creditore può promuovere azione di accertamento riferita ad importo del credito di altro creditore inferiore o superiore rispetto a quello ammesso, esclusivamente quale presupposto del successivo ricorso per l’annullamento dell’accordo.

Il sopraggiungere della decisione a cognizione piena esterna alla procedura che riconosca il credito in misura maggiore di quella ammessa nell’accordo omologato comporta l’impossibilità temporanea della causa dell’accordo, accertabile dal Giudice della procedura con provvedimento dichiarativo, e determina la sospensione ex nunc degli effetti dell’accordo con conservazione di quelli già consolidatisi, ovvero la falcidia dei crediti e la sospensione del decorso degli interessi dalla data della domanda introduttiva della procedura.

La sospensione degli effetti dell’accordo consente a tutti i creditori estranei di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo.
La sospensione degli effetti dell’accordo consente ai creditori che hanno concluso l’accordo di procedere esecutivamente nei confronti del debitore sui beni di cui all’attivo conferito all’accordo nei limiti dell’importo risultante dalla falcidia operata in sede di omologazione, mentre nelle more della sospensione i creditori che hanno concluso l’accordo possono comunque depositare nelle procedure esecutive atto di intervento per l’intero importo del credito ivi compresa la parte oggetto di falcidia equiparandosi la loro posizione ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo.

Qualora sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere (oppure la soddisfazione integrale entro l’anno dall’omologazione del creditore pretermesso dall’accordo) si verifica quanto segue.
Il soggetto in stato di sovra-indebitamento ha il diritto di modificare unilateralmente il contratto, sottoponendo la modifica all’omologazione del Giudice.
L’omologazione della modifica contrattuale consente la conservazione degli effetti dell’accordo originario, salvo per quanto riguarda la modifica parziale del suo contenuto. Ne consegue un triplice ordine di conseguenze: i crediti posteriori alla data della domanda originaria introduttiva della procedura rimangono estranei all’accordo; le procedure esecutive promosse sui beni già oggetto dell’attivo conferito all’accordo si estinguono anche per quanto riguarda la posizione dei creditori sopravvenuti; non sono dovuti ai creditori di cui all’accordo gli interessi dalla data della domanda originaria, salve le ipotesi eccezionali previste dalla Legge.

Qualora non sia possibile modificare l’accordo prevedendo la soddisfazione equivalente dei creditori rispetto alle pattuizioni negoziali già in essere si verifica quanto segue.
L’accordo deve essere sostituito con altro accordo ricorrendo all’istituto della novazione contrattuale.
La conclusione di nuovo accordo di composizione della crisi in sostituzione del precedente deve avvenire nelle medesime forme di cui all’originario vincolo contrattuale, e cioè per il tramite della procedura di accordo di composizione della crisi.
La novazione contrattuale comporta la conclusione di un nuovo vincolo contrattuale con estinzione ex nunc di quello precedente. Ne consegue che i crediti già ammessi all’accordo originario devono essere maggiorati degli interessi maturati tra la data della sospensione degli effetti del contratto e la data della domanda introduttiva della procedura in novazione. Ne consegue altresì che i creditori sopravvenuti alla data della domanda della procedura in novazione devono essere parte dell’accordo.

In ogni caso i creditori di cui all’accordo originario possono richiederne l’accertamento della risoluzione per impossibilità sopravvenuta con effetti estintivi ex tunc dell’accordo, qualora l’impossibilità della causa assuma carattere definitivo in ragione dell’esito negativo o del mancato esperimento delle procedure per la modifica unilaterale dell’accordo o la sua novazione.

I provvedimenti del Giudice della procedura di sovra-indebitamento sono esecutivi dalla data di conclusione del procedimento di reclamo, oppure dalla data in cui sono decorsi i termini per il reclamo senza la proposizione di alcuna impugnazione.

I provvedimenti pronunciati Tribunale in composizione collegiale, ad esito del reclamo promosso avverso i provvedimenti del Giudice della procedura di accordo di composizione della crisi, sono impugnabili con ricorso innanzi alla Corte di Cassazione in quanto dotati del requisito della decisorietà (poiché risolvono contrapposte pretese di diritto soggettivo), e del requisito della definitività (poiché revocabili nelle sole ipotesi tassative di Legge).

L’accordo tra debitore e massa creditoria, come omologato dal Giudice, diviene (ad esito dell’eventuale giudizio di reclamo, oppure al decorrere dei termini per il reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) atto costitutivo di ente di gestione dotato di propria soggettività giuridica e rappresentato dal gestore della crisi in nomina, o da altro gestore della crisi che gli succede nella nomina, con oggetto sociale la gestione del patrimonio conferito alla procedura in conformità al contenuto dell’accordo.

L’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi è titolare del diritto di amministrate i beni conferiti all’attivo dell’accordo (diritto reale connotato dai caratteri dell’immediatezza e dell’assolutezza), mentre il diritto di proprietà dei beni permane in capo al sovra-indebitato.

Non vi è litisconsorzio necessario o facoltativo dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi nell’ambito dei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione avverso i provvedimenti confermativi dell’omologazione emessi ad esito del procedimento di reclamo oppure negli ulteriori giudizi che vertano sulla legittimità originaria o sopravvenuta dell’accordo (in particolare i procedimenti per la risoluzione o l’annullamento). E’ tuttavia ammissibile l’intervento volontario dell’ente di gestione.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa successivamente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa successivamente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo) vi è litisconsorzio necessario dell’ente di gestione dell’accordo di composizione della crisi (oltre che del sovra-indebitato personalmente), considerato che altrimenti le azioni di condanna od accertamento promosse dai creditori o dal sovra-indebitato risulterebbero inutiliter data poiché non potrebbero incidere in alcuno modo sull’esercizio del diritto di amministrazione da parte dell’ente di gestione in conformità al contenuto dell’accordo.

In ipotesi di azione giudiziaria di condanna o accertamento del credito esterna alla procedura promossa anteriormente alla conferma in sede di reclamo dell’omologazione dell’accordo (oppure promossa anteriormente al decorso dei termini per la proposizione del reclamo), l’omologazione confermata in sede di reclamo (oppure al compimento dei termini del reclamo senza che sia proposta alcuna impugnazione) è equiparabile ad una cessione parziale del diritto controverso, in quanto una facoltà connessa alla titolarità del patrimonio (appunto l’amministrazione dei beni per la soddisfazione dei creditori) viene acquisita dall’ente di gestione costituitosi per effetto dell’omologazione dell’accordo di composizione della crisi. Ne consegue la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ferma la facoltà di intervento dell’ente di gestione, escludendosi in ogni caso la possibilità di estromissione del sovra-indebitato in ragione della natura solo parziale della cessione.

Ogni accordo di composizione della crisi ha un termine finale pari ad un anno oltre la durata dei pagamenti prevista dall’accordo, conformemente ai limiti della sua coercibilità giuridica.

L’esecuzione completa dell’accordo secondo il contenuto dello stesso entro il termine finale (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura) determina l’estinzione dell’esposizione debitoria del soggetto sovra-indebitato alla data del deposito della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi.

La risoluzione dell’accordo di composizione della crisi prima del termine finale, per l’ipotesi di inadempimento del soggetto sovra-indebitato, a seguito di pronuncia di natura costitutiva del Giudice, determina l’estinzione retroattiva dell’accordo medesimo, e quindi la reviviscenza dell’esposizione debitoria alla data della domanda senza più alcuna falcidia e con il decorso da quella data degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge (al netto solo degli eventuali pagamenti effettuati nel corso dell’accordo prima della sua risoluzione).

Il compimento del termine finale del contratto non eseguito correttamente (anzi inadempiuto dal soggetto sovra-indebitato) ma non oggetto di risoluzione determina la cessazione ex nunc degli effetti del contratto (formalmente accertabile con provvedimento del Giudice che dichiari la chiusura della procedura). Ne deriva la conservazione anche per il futuro delle situazioni giuridiche soggettive già consolidatisi definitivamente alla data del termine. In particolare, permane la falcidia dei crediti prevista dall’accordo ed il decorso degli interessi secondo la disciplina ordinaria di Legge riprende alla data del termine finale dell’accordo medesimo.

Il credito dell’ente creditizio derivante da operazione di finanziamento connessa a cessione del quinto (o delega di pagamento) è falcidiabile nell’ambito della procedura di accordo di composizione della crisi considerato che non vi è alcuna norma che ne impone il pagamento integrale in sede di accordo oppure nell’alternativa procedura di liquidazione del patrimonio.

Le procedure concorsuali sono caratterizzate dal principio della par condicio creditorum, inteso come parità di trattamento di tutti i creditori, i quali non possono ricevere pagamenti particolari al di fuori delle forme contestuali e concorsuali previste dalla procedura, verificandosi pertanto la cristallizzazione del patrimonio del debitore alla data del deposito della proposta di accordo di composizione della crisi.
Ne deriva la sospensione ex lege di tutti i pagamenti dei crediti pregressi dalla data della domanda introduttiva della procedura di accordo di composizione della crisi, ivi comprese le cessioni del quinto o deleghe di pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti pregressi già esigibili, dopo il deposito della domanda non sono applicabili a carico del debitore interessi diversi da quelli previsti dalla normativa sul sovra-indebitamento, oppure altro tipo di rimedi civilistici (ad esempio la risoluzione contrattuale e connesso risarcimento del danno) o sanzioni amministrative (in specie per il mancato pagamento dei debiti tributari) fondate in tutto od in parte sul mancato pagamento successivo al deposito della domanda.

In ragione della sospensione dei pagamenti previsti dalla Legge, rispetto ai debiti con titolo pregresso non ancora esigibili, dopo il deposito della domanda essi non divengono esigibili e non possono essere promosse procedure esecutive per ottenerne il pagamento.

In ragione della sospensione dei pagamenti prevista dalla Legge, in ipotesi di prestazioni periodiche successive identiche a quelle precedenti la domanda, il regolare pagamento delle prestazioni successive non legittima l’interruzione delle stesse fondato sul protratto mancato pagamento delle prestazioni pregresse successivo al deposito della domanda (così ad esempio per la somministrazione di gas ed energia elettrica, od i canoni locatizi).

Qualora la domanda venga dichiarata inammissibile, oppure non si formi l’accordo tra le parti nella procedura di accordo di composizione della crisi, oppure non venga omologato l’accordo di composizione della crisi (anche con provvedimento ancora soggetto a ricorso innanzi alla Corte di Cassazione), gli effetti connessi alla sospensione cessano ex nunc dalla data del provvedimento (così ad esempio, si ha l’esigibilità posticipata, per il periodo di sospensione, del pagamento dei crediti pregressi che non erano ancora esigibili alla data della domanda).

Qualora venga omologato l’accordo di composizione della crisi le forme di pagamento pattuite tra le parti (in particolare la cessione del quinto o delega di pagamento) cessano i propri effetti, e si assiste alla novazione ex art. 1230 cc delle forme di pagamento pattuite tra le parti, sostituendosi al contenuto dell’accordo pregresso quello dell’accordo di composizione della crisi.

La normativa in punto di approvazione della proposta di accordo di composizione della crisi esclude espressamente dal diritto di voto e dal computo della maggioranza tre categorie di creditori: i creditori che per ragioni economiche (mancanza di pregiudizi rispetto alla soddisfazione del credito) sono considerati privi di un grado di interesse oggettivamente giustificabile alla mancata approvazione della proposta; i creditori che per ragioni extra-economiche emergenti da rapporti personali con il debitore potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica; i creditori che per ragioni extra-economiche supposte in ragione delle modalità temporali di acquisto del credito potrebbero favorire il debitore esprimendo voto positivo indipendentemente da ogni valutazione economica.

La ratio della normativa è quella di tutelare la corretta formazione della volontà contrattuale della massa creditoria, e consente di interpretarla per analogia legis anche rispetto alle posizioni del gestore della crisi e del difensore del soggetto in stato di sovra-indebitamento, da considerare tamquam non essent ai fini dell’approvazione dell’accordo, rilevato che gli stessi hanno partecipato alla predisposizione della proposta e quindi alla definizione delle modalità di pagamento del loro credito.

Le contestazioni dei creditori per profili diversi rispetto agli importi dei crediti possono essere formulate anche in sede di dichiarazione di voto considerato che il termine di dieci giorni dalla comunicazione della relazione del gestore della crisi successivamente all’udienza di comparizione delle parti entro il quale possono essere formulate eventuali contestazioni costituisce termine finale perentorio e non ha invece connotazione dilatoria nel senso che eventuali contestazioni non potrebbero essere svolte prima della comunicazione della relazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 28 Febbraio 2019.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Apertura procedura anche in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Crediti futuri derivanti da stipendio compresi tra i beni liquidabili – Rilevanza della finanza esterna.
Il debitore pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare può essere ammesso alla procedura di sovraindebitamento, anche se vi siano solo crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro e di finanza fornita da soggetti esterni alla procedura di sovraindebitamento.

L’istituto della liquidazione è strutturato secondo lo schema del fallimento, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa dall’assenza di beni in capo al fallito, per analogia si deve ritenere che la liquidazione del patrimonio non possa ritenersi preclusa in capo al sovraindebitato privo di beni mobili o immobili.

Infatti, l’art. 14-ter della L. 3/2012 indica espressamente i beni esclusi dalla liquidazione senza menzionare lo stipendio del debitore; inoltre, ai sensi dell’art. 14-quinques lettera d) della medesima Legge, il giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione dei beni, solo ove tale procedura contempli la liquidazione di beni immobili o mobili registrati, così implicitamente sottintendendo che laddove il patrimonio non contempli tali beni la procedura è ammissibile e non si deve procedere ad alcuna trascrizione.

Infine, si rileva come l’art. 14-quater della L. 3/2012 preveda la possibilità di conversione della procedura di sovraindebitamento, nell'ipotesi di annullamento dell'accordo o di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano del consumatore, in quella di liquidazione del patrimonio.  Poiché nelle procedure alternative alla liquidazione è possibile la cessione di parte dello stipendio, né discende, per analogia, che debba ritenersi ammissibile anche l’accesso diretto alla liquidazione con messa a disposizione a favore dei creditori di parte dei crediti futuri derivanti dallo stipendio. (Matteo Marini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 21 Dicembre 2018.


Sovraindebitamento – Fissazione dell’udienza e art. 10 l. 3/2012 – Atti in frode – Esclusione – Valutazione di meritevolezza – Rilevanza temporale.
A seguito di ricorso contente la proposta di accordo per la composizione della crisi da sovraindebitamento, il giudice non ha l’obbligo di fissare l’udienza di cui all’art. 10 della l. 3/2012 qualora, nell’ambito della valutazione di meritevolezza che gli compete, sulla base della lettura degli atti ravvisi l’esistenza di atti in frode.

Gli atti in frode che assumono rilievo ai fini della valutazione di meritevolezza sono quelli in ogni tempo compiuti, dunque anche prima del termine di cinque anni di cui all’art. 9, comma 2, l. 3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 21 Novembre 2018.


Sovraindebitamento – Accordo di composizione ex art. 7 ss. l. 3/2012 – Modifica della proposta dopo l’espressione del voto dei creditori – Inammissibilità.
Nell’ambito delle procedure di Sovraindebitamento ex artt. 7 e 8 l. 3/2012, va dichiarata inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza fissata volta a consentire la modifica della proposta di accordo, considerato che dal combinato disposto dell’art. 9 comma 3 ter (che prevede un termine perentorio) e art. 11 l. 3/2012, detta modifica, pur consentita, deve intervenire prima della espressione del voto da parte dei creditori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 09 Novembre 2018.


Sovraindebitamento – Falcidia Iva – Contrasto con il principio di neutralità fiscale previsto dall’Unione Europea – Disapplicazione del divieto di cui all’art. 7 l. 3/2012.
La disciplina di cui all’art. 7, comma 1, terzo periodo della l. 3/2012, nella parte in cui pone il c.d. divieto di falcidia dell’iva, si pone in contrasto con il principio di neutralità fiscale previsto dall’Unione Europea; detta norma deve dunque essere disapplicata nella parte in cui dispone l’inammissibilità della proposta di accordo di composizione della crisi avanzata dall’imprenditore la quale preveda il pagamento solo parziale del debito a titolo di imposta sul valore aggiunto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 10 Settembre 2018.


Inammissibilità di proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento – Art 10 c. 3 L 3/2012 – Rilevanza di atti in frode ai creditori (condanna per bancarotta fraudolenta) anche se risalenti nel tempo – Limite del quinquennio rilevante solo nel procedimento di Liquidazione dei beni ex art. 14 quinquies L. 3/2012 – Maggior rilevanza della meritevolezza nel piano del consumatore e nell’accordo di composizione della crisi – Reclamo.
La verifica della sussistenza di atti in frode, pur ai meri fini dell’ammissibilità della domanda di accesso alla procedura, va condotta dal giudice a prescindere dall’esistenza di una sentenza sul punto, e a maggior ragione può basarsi su fatti accertati in altri giudizi.

La dissimulazione del proprio stato di insolvenza nell’assunzione di un’obbligazione con il fine di non adempierla costituisce atto in frode ai creditori (condanna per bancarotta fraudolenta).

Osta all’ammissibilità di proposta di accordo di composizione della crisi il compimento di atti in frode ai creditori da parte del proponente anche se posti in essere anteriormente al quinquennio dalla presentazione del ricorso.

Il limite dei cinque anni posto all’accertamento di eventuali atti in frode si rinviene solo in relazione alla procedura di liquidazione ex art 14 quinquies l. 3/2012, laddove il beneficio dell’esdebitazione non è automatico, e non nelle disposizioni riferite al piano del consumatore (art 12-bis, comma 1, l. 3/2012) e all’accordo di composizione della crisi (art.10 c.3), in cui assume invece maggior rilevanza la meritevolezza del soggetto sovraindebitato.

La previsione dell’art 9, comma 2, l. 3/2012 di indicare i soli atti di disposizione compiuti nel quinquennio risponde ad altra ratio, essendo il termine posto senza dubbio con riferimento alla prescrizione dell’azione revocatoria ex art 2903 cc. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 06 Luglio 2018.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Domanda subordinata di accordo di composizione della crisi.
La domanda del debitore “di essere ammesso ai benefici di cui alla legge 3/2012” può essere interpretata come domanda principale di ammissione nelle forme del piano del consumatore e, in via subordinata, in quelle dell’accordo di composizione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 13 Giugno 2018.


Sovraindebitamento – Procedura esecutiva – Intenzione di proporre un accordo di composizione della crisi o un piano del consumatore – Sospensione – Gravi motivi – Esclusione.
L'intenzione di proporre un accordo di composizione della crisi o un piano del consumatore ai sensi della l. 3/2012 non costituisce grave motivo che giustifichi ai sensi dell'art. 624 cod. proc. civ. la sospensione dell'esecuzione forzata promossa dal creditore, in quanto solo il giudice della procedura di sovraindebitamento può, dopo il deposito della proposta di accordo o del piano, disporre la sospensione delle procedure esecutive pendenti. (Alessandro Carlandrea Valerio) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 30 Maggio 2018.


Sovraindebitamento - Procedimento - Principio del giusto processo.
Il principio del giusto processo ex art 111 Cost. impone di garantire anche nella procedura di sovraindebitamento il contraddittorio con i creditori. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07 Agosto 2017.


Sovraindebitamento - Procedimento - Contestazione di crediti - Valutazione sommaria analoga a quello previsto dall’art. 176 l.f..
In caso di contestazione di un credito da parte del debitore (o di altro creditore), il giudice deve effettuare nel procedimento una valutazione sommaria in modo analogo a quello previsto dall’art. 176 l.fall. in materia di concordato preventivo. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07 Agosto 2017.


Sovraindebitamento - Procedimento - Dichiarazione di prescrizione di debito tributario - Esclusione.
Il giudice del sovraindebitamento non può dichiarare la prescrizione di un debito tributario perché manca di giurisdizione. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07 Agosto 2017.


Crisi da sovraindebitamento – Rigetto del ricorso – Reclamo – Deposito di documentazione integrativa – Revoca della pronuncia di inammissibilità e apertura della procedura di composizione della crisi – Ammissibilità.
L’integrazione documentale depositata in sede di reclamo contro la pronuncia di inammissibilità del ricorso ex art.10 L.27/1/2012, n.3, può fare superare i motivi, in quel momento legittimi, posti dal G.D. a fondamento della pronuncia di inammissibilità.
[Nella fattispecie, i documenti prodotti in sede di reclamo inducevano il collegio a ritenere fattibile l’accordo proposto dal debitore.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona, 21 Luglio 2017.


Crisi da sovraindebitamento - Sospensione della procedura esecutiva pendente - Presentazione dell’accordo o del piano del consumatore - Necessità.
Il provvedimento di sospensione della procedura esecutiva pendente presuppone l’avvenuta presentazione dell’accordo o del piano del consumatore a norma degli artt. 7, 8 e 9 l. 3/2012 e che tale piano sia dal giudice ritenuto conforme a tali disposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 25 Marzo 2017.


Sovra indebitamento – Attestazione del professionista OCC – Applicazione delle regole della revisione contabile – Principi elaborati dal CNDCEC – Piani di risanamento e revisione di dati contabili prospettici che evolvano per una durata futura superiore a 3/5 anni.
Pur se non oggetto di specifica disciplina, alla relazione di attestazione del professionista OCC devono applicarsi le regole della revisione contabile seguite nel settore professionale di riferimento, che possono ritenersi riprodotte nei principi elaborati dal CNDCEC con riferimento alla più generale attestazione dei piani di risanamento e revisione di dati contabili prospettici. Come, infatti, evidenziato dai recenti “Principi di attestazione dei piani di risanamento”, approvati definitivamente il 3 settembre 2014 (ma con valore non innovativo, bensì riproduttivo delle leges artis del settore), va espressamente ritenuto che il “giudizio di veridicità” dei dati aziendali (da intendersi mutatis mutandis con riguardo ai dati dell’attivo e del passivo del soggetto sovra indebitato) preceda, sia in senso logico che giuridico-economico, il “giudizio di fattibilità” e che, inoltre, attraverso un rinvio ai principi ISAE 3400 si stabilisce espressamente che esula da un procedimento tecnicamente corretto ed attendibile la previsione ed attestazione di dati che si evolvano per una durata futura superiore a 3/5 anni complessivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 01 Dicembre 2016.


Procedure concorsuali - Falcidia dell’Iva - Sovraindebitamento - Natura sostanziale della norma che vieta la falcidia dell’Iva - Esclusione.
L'art. 7 della legge n. 3 del 2012 (sovraindebitamento) non ha carattere “sostanziale”, ma esclusivamente “procedimentale” in quanto la disposizione si trova inserita nell'art. 7, il quale si riferisce esclusivamente al piano dell'accordo di composizione dei debiti di cui all'art. 10 ed al piano del consumatore di cui all’art. 12-bis, ma non connota anche la liquidazione dei beni (piccolo fallimento) di cui all'art. 14-ter. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 30 Settembre 2016.


Espropriazione forzata - Estinzione o improcedibilità - Intangibilità dell’assegnazione e dell’aggiudicazione - Composizione della crisi da sovraindebitamento.
La disposizione di cui all’articolo 187-bis disp. att. c.p.c. (che prevede l’intangibilità nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari degli effetti dell’aggiudicazione o dell’assegnazione per il caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo) è applicabile anche alle ipotesi di improcedibilità dell’esecuzione individuale derivante dalla instaurazione della procedura di sovraindebitamento ex art. 10 l. n. 3/2012 ed altresì al caso di sopravvenuto sequestro preventivo come misura di prevenzione di cui all’articolo 55 del TU antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06 Luglio 2016.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Atti in frode - Rigetto - Revoca decreto di apertura.
Non può essere omologato l'accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento ove il debitore abbia commesso iniziative od atti in frode. Costituiscono iniziative o atti in frode: (a) la concessione di garanzia ipotecaria in favore di una sola azienda di credito (tra le varie aziende creditrici) a fronte della contestuale concessione di tre mutui e (b) la vendita di un immobile in favore di un affine in primo grado, oggetto di revocatoria ordinaria da parte di alcune banche (giudizio ancora pendente al momento della procedura ex L. 3/2012). (Luciano Varotti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 24 Giugno 2016.


Sovraindebitamento – Presentazione del ricorso di ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento – Istanza di sospensione delle azioni esecutive individuali ai sensi dell’art. 10, comma 2, lettera c), legge n. 3/2012 – Ammissibilità.
A seguito di presentazione del ricorso di ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento con contestuale istanza di sospensione delle azioni esecutive individuali, il giudice, con la fissazione dell’udienza di omologazione, dispone che, sino al momento in cui il provvedimento diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili. (Letterio Stracuzzi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Dicembre 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Sindacato del giudice delegato - Legittimità del procedimento - Contenuto.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, il giudice delegato è chiamato a valutare la legittimità del procedimento con specifico riferimento alla sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura, la carenza di ragioni ostative all'omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Soddisfacimento dei creditori nella misura minima del 2,5% - Realizzazione della funzione economica dell'istituto.
La proposta di accordo per la composizione della crisi da sovraindebitamento che preveda il soddisfacimento di tutti i creditori concorsuali nella misura minima del 2,5% realizza la funzione economica dell'istituto, il quale, essendo di natura concordataria, non può prescindere dalla previsione di un soddisfacimento che coinvolga tutti i creditori con titolo anteriore al momento di apertura del concorso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Fattibilità del piano - Sindacato del giudice delegato.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, il giudice delegato è chiamato ad una valutazione di fattibilità del piano, poiché soltanto quest'ultima garantisce l'attuabilità degli accordi e che da essi scaturisca il soddisfacimento dei creditori in termini coerenti con la proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Funzioni dell'organismo di composizione della crisi - Attestazione della esistenza e consistenza dei beni - Attuabilità degli accordi.
L'organo di composizione della crisi da sovraindebitamento ha il compito di attestare, sotto la propria responsabilità, anzitutto l'esistenza e consistenza dei beni sui quali si impernia il piano sottostante agli accordi e, in secondo luogo, l'attuabilità degli accordi medesimi, intesa come idoneità degli stessi a consentire il soddisfacimento dei creditori concorsuali come previsto dalla proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Organismo di composizione della crisi - Relazione - Oggetto e contenuto - Recepimento dei contenuti da parte del giudice delegato - Valutazione della rispondenza logica tra i contenuti del piano e le argomentazioni - Valutazione dei contenuti del piano.
Nell'ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento, la presenza di una relazione redatta dall'organismo di composizione della crisi che si presenti provvista dei requisiti di analiticità motivazionale, esaustività, coerenza logica e non contraddittorietà, comporta che il giudice delegato possa limitarsi a recepirne contenuti e conclusioni, ovviamente a condizione che vi sia rispondenza logica tra i contenuti del piano e l'argomentare dell'organismo. In tal caso, il giudice delegato deve valutare se l'argomentare dell'organismo sia stato corretto e si presenti quindi come convincente. Il giudice delegato dovrà, pertanto, valutare anche i contenuti del piano, al fine di verificare, oltre alla loro coerenza e logicità intrinseca, la loro corrispondenza ai contenuti della attestazione definitiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 31 Marzo 2015.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Trust costituito dopo il manifestarsi dello squilibrio patrimoniale.
Costituisce atto in frode ai creditori – ostativo alla composizione della crisi da sovraindebitamento (ai sensi dell’articolo 10, comma 3°, della Legge 27/1/2012, n. 3) – il trust istituito dal debitore successivamente al manifestarsi della situazione di squilibrio patrimoniale e, inoltre, con modalità e clausole tali da far presumere l’intento del disponente di mantenere il controllo sui beni sottraendoli alla garanzia patrimoniale. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Marzo 2015.


Sovraindebitamento - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Accordo concluso con il singolo creditore - Necessità - Inammissibilità del ricorso.
Poiché il pagamento dilazionato del credito ipotecario proposto in assenza di un accordo concluso con il singolo creditore equivale a soddisfacimento non integrale del credito privilegiato, deve ritenersi inammissibile la proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento tutte le volte in cui non preveda il pagamento integrale (salva l'ipotesi di cui al comma 1, secondo periodo, dell'articolo 7, della legge n. 3 del 2012) e immediato (salva la moratoria di cui al comma 4 dell'articolo 8 della legge citata) dei creditori privilegiati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 18 Novembre 2014.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Richiesta di rinvio udienza di cui all’articolo 10 L. 3/2012 al fine di predisporre proposta migliorativa rispetto a quella già depositata successivamente al termine di cui all’articolo 11 L. 3/2012 – Consenso dei creditori dissenzienti – Meritevolezza.
E’ meritevole di accoglimento, se accompagnata dall’espresso consenso dei creditori dissenzienti alla proposta originaria, la richiesta di un rinvio dell’udienza di cui all’articolo 10 L. 3/2012 finalizzata alla formalizzazione di una nuova e migliorativa proposta di accordo quando la certezza delle maggiori disponibilità per la proposta migliorativa rinvengano da accadimenti successivi al termine di cui all’articolo 11 L. 3/2012. (Tommaso Bini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 08 Luglio 2014.


 .
  Tribunale Lodi, 01 Ottobre 2013.


Composizione della crisi da sovraindebitamento - Contenuto del ricorso - Mancata indicazione di scadenze e modalità di pagamento dei creditori - Omesso deposito delle dichiarazioni dei redditi e dell'attestazione di fattibilità del piano - Inammissibilità..
Deve essere rigettato per mancanza dei presupposti previsti dalla legge il ricorso per la composizione della crisi da sovraindebitamento il quale non indichi scadenze e modalità di pagamento dei creditori e che sia carente delle dichiarazioni dei redditi e della attestazione di fattibilità del piano prevista dall'articolo 9, comma 2, del decreto legge n. 3 del 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 27 Agosto 2012.


Processo esecutivo - Sospensione - Mutuo fondiario concesso per coprire pregressa passività chirografaria - Requisiti della crisi da sovraindebitamento - Rilevanza..
A fondamento della richiesta di sospensione dell'esecuzione non appare irrilevante la circostanza che il mutuo fondiario per il quale si procede sia stato in realtà contratto con lo scopo di proteggere una pregressa passività di natura chirografaria e che, come tale, la garanzia concessa sia effettivamente in grado di alterare la par condicio creditorum di una ipotetica massa di un soggetto in possesso dei requisiti per richiedere l'accesso alla procedura di ristrutturazione dei debiti per sovraindebitamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 06 Giugno 2012.